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Aifa, il nuovo rapporto sugli effetti avversi lascia più di qualche dubbio. Le cifre della farmacovigilanza

Pubblicato il 28/07/2022 18:53

Il dodicesimo Rapporto sulla Sorveglianza dei vaccini anti-Covid-19 rilasciato da Aifa è finalmente uscito. Si è fatto attendere parecchio, ma dopo una serie di intervalli sempre più dilatati (all’inizio era mensile, poi trimestrale, ieri è uscito dopo tre mesi abbondanti), il documento istituzionale che fornisce informazioni ufficiali sulla farmacovigilanza del nostro Paese ora è di dominio pubblico. Ma cosa ci raccontano le cifre? Se confrontate con i dati di un Paese come la Germania, i dubbi sulla veridicità dei dati italiani nascono come le zanzare d’estate. E pungono come loro.
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I dati del rapporto Aifa

E’ sempre bene ricordare che nel nostro Paese è passiva, ossia non attivata di default dalle istituzioni, bensì dal cittadino. Come scrive La Verità, in questi diciannove mesi passati dalla prima iniezione, gli italiani hanno riscontrato parecchie difficoltà nel segnalare gli eventi avversi verificatisi dopo l’inoculazione. Aifa ci dà oggi l’ultima fotografia e, come previsto, c’è da dire anche che i suoi dati lasciano parecchi dubbi. Il tasso di segnalazione rimane stabile a 100 segnalazioni ogni 100.000 dosi somministrate (ossia 1 segnalazione ogni 1.000 dosi) e anche la distribuzione è più o meno uguale a quella del precedente rapporto: 34,4% da medici e 15,4% da farmacisti. In aumento quelle dei cittadini: se nel nono report solo il 31,5% riusciva a portare a termine la segnalazione, oggi questa percentuale è salita al 37,8%. Aumentano anche le sospette reazioni avverse gravi, che sono passate dal 17,8% dell’undicesimo rapporto, relativo ai primi tre mesi del 2022, al 18,1%. Parlando di persone, e non di numeri, occorre ricordare che il 18,1% corrisponde a ben 24.992 cittadini.
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Il confronto tra i dati Aifa e quelli tedeschi

Il fatto che questi decessi accertati vengano buttati nel calderone di una statistica infinitesimale – «circa 0,2 casi ogni milione di dosi somministrate» recita asetticamente il Rapporto Aifa – basterebbe per sollevare molte questioni. Ma il fine di queste elaborazioni percentuali è quello di stabilire se per la collettività il gioco vale la candela e se i benefici superano i rischi, dunque non potrebbe essere altrimenti. Sono molti e legittimi, però, i dubbi che nascono se si confrontano i dati forniti da Aifa con quelli recentemente dichiarati dal Ministero della Salute tedesco. Il Bundesgesundheitsministerium, infatti, ha ammesso che i casi segnalati di gravi effetti avversi post vaccino anti-Covid, raggiungono addirittura lo 0,2 ogni 1.000 dosi somministrate. In pratica vorrebbe dire che 1 persona ogni 5.000 dosi somministrate riscontra gravi patologie a seguito dell’inoculazione, come illustrato in un nostro articolo precedente. Una corposissima differenza rispetto ai numeri infinitesimali forniti dall’Agenzia italiana del farmaco. Chi dei due sta pubblicando cifre farlocche e del tutto fuori da ogni logica?
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La somministrazione di farmaci è fuori controllo

La Verità solleva poi un’altra interessante questione, ovvero il fatto che i criteri con i quali, fino a prima della pandemia, venivano somministrati i farmaci, soprattutto a giovani e adulti sani, stanno cambiando. Se prima del Covid i medici di base, prima di prescriverli, si poneva tre domande, ora non è più così. Non ci si chiede più se serva, se funzioni, se faccia male e, soprattutto, se i vaccini servano o meno a questa fascia di popolazione praticamente non colpita dal virus. Le statistiche di mortalità del 2020, 2021 e metà 2022 parlano chiaro.
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Il gioco vale la candela?

Nel 2020 (senza vaccini, con paracetamolo e con ceppo originario/Delta) la mortalità da/per Covid ha fluttuato dallo 0,0002% della fascia 0-9 anni (4 bambini deceduti, con altre patologie) allo 0,0129% della fascia 50-59 anni, passando per lo 0,0001% della fascia 10- 19 anni. Nel 2021 (con vaccino), stessa percentuale per la fascia 0-9 anni, leggermente più alta per la fascia 50-59 anni (0,0386%), passando per lo 0,0002% nella fascia 10-19 anni. Nella prima metà del 2022, mortalità uguale (0,0002%) per la fascia di età che va da 0 a 9 anni e leggermente più bassa per i 50-59 (0,0255%) passando per lo 0,0002% di mortalità registrato nella fascia da 10 a 19 anni. Dei bambini, giovani e adulti sani deceduti, la maggior parte aveva da una a tre patologie concomitanti. Visti gli ultimi studi scientifici comprovanti il fatto che i vaccini anti-Covid fanno aumentare di parecchio il rischio di miocarditi e di altre patologie anche gravi, la domanda da porsi, al netto dei dati forniti dall’Aifa, è la seguente: davvero il gioco è valso la candela?

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