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Addio privacy: grazie a Draghi, il Fisco potrà spiare gli italiani senza più limiti

Le priorità del nostro governo sono da tempo altre, rispetto alle reali esigenze degli italiani. In un momento in cui il Paese chiedeva interventi decisi per il rilancio di un’economia piegata dall’emergenza Covid, Draghi e i suoi ministri hanno invece puntato sul Green pass, ricattando i cittadini e costringendoli a vaccinarsi. Ora, la seconda parte del piano: una lotta all’evasione fiscale talmente invasiva, nelle modalità, da aver già fatto entrare in allarme il Garante della Privacy, consapevole di come il nostro premier sia pronto a sacrificare i diritti degli italiani sull’altare delle nuove riforme, già benedette dall’Ue.

A stupire è stato, innanzitutto, lo strumento scelto dal governo: con un semplice decreto, che peraltro regola anche l’esame per diventare avvocato e la riapertura delle discoteche, Draghi ha scelto di dotare l’Agenzia delle Entrate di poteri più ampi, così da poter dare la caccia in maniera indiscriminata agli evasori. Senza una legge ordinaria che sarebbe stata accompagnata da un vero e proprio dibattito, decisamente più che opportuno. Come ci fosse un’estrema urgenza, una fretta che gli italiani, invece, non riescono proprio a percepire.

Addio privacy: grazie a Draghi, il Fisco potrà spiare gli italiani senza più limiti

Nello specifico, il modello scelto da Draghi per il nostro Fisco ricalca da vicino quello tedesco, soprattutto in materia di riservatezza. Fino a oggi, l’Agenzia delle Entrate poteva trattare i dati delle persone entro binari precisi, stabiliti dalla legge e sotto il controllo del Garante della Privacy. Tutele che ora andranno a cadere, così come verrà meno la possibilità di prescrivere urgenti misure di garanzia in caso di gravi rischi per la privacy dei cittadini.

Il Fisco, insomma, potrà iniziare il trattamento dei dati ogni volta che rileverà un pubblico interesse, con le autorità a garanzia della riservatezza che potranno invece intervenire soltanto in un secondo momento, a procedura già avviata. Un salto in avanti notevole, che per il nostro Garante, già sul piede di guerra, non c’entra nulla con la reale volontà di combattere l’evasione. Si tratterebbe, piuttosto, di una riforma vera e propria dell’istituto della privacy, fatta però con un semplice decreto.

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