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6 super-manager per gestire i soldi del Recovery Fund: il piano di Conte

Uno dei passaggi più delicati per il governo, che rischia addirittura la crisi sulla task force che il premier Giuseppe Conte vorrebbe operativa per la gestione dei 209 miliardi del piano europeo Next Generation Eu. Un tema sul quale Matteo Renzi ha già fatto capire di non volere cedere, totalmente contrario all’idea di una squadra istituita da Palazzo Chigi. Ma, di preciso, come funzionerebbe il team auspicato dal presidente del Consiglio e da quali personalità sarebbe composto? Una domanda che nasconde delle sorprese tutt’altro che rassicuranti.

6 super-manager per gestire i soldi del Recovery Fund: il piano di Conte

Stando a quanto rivelato da Domani, infatti, il presidente del Consiglio avrebbe intenzione di formalizzare un comitato di sei manager incaricati di seguire i principali passaggi del piano affiancando il ministro degli Affari Europei Enzo Amendola che sta coordinando da mesi il dossier per conto del governo. Un’idea sulla quale Conte si sarebbe anche già confrontato con il titolare dell’Economia Roberto Gualtieri e i capi delegazione dei partiti di maggioranza. Con nomi non ancora ufficiali ma che hanno già iniziato a circolare.

6 super-manager per gestire i soldi del Recovery Fund: il piano di Conte

Secondo Domani, infatti, Conte vorrebbe sei tra i principali amministratori delegati di società controllate dallo Stato all’interno del team: Claudio Descalzi dall’Eni, Francesco Starace dall’Enel, Marco Alverà dallo Snam, Gianfranco Battisti da Ferrovie dello Stato, Alessandro Profumo da Leonardo e Fabrizio Palermo da Cassa Depositi e Prestiti. Non bastasse, ad affiancarli ci sarebbe poi il commissario dei commissario, quel Domenico Arcuri al quale il governo fa ormai ricorso con disarmante puntualità nonostante gli innumerevoli flop già collezionati negli ultimi mesi.

6 super-manager per gestire i soldi del Recovery Fund: il piano di Conte

Nomi che parlano da soli, visto che di diversi membri del team si conoscono già le vicissitudini giudiziarie. Descalzi è imputato a Milano per corruzione internazionale e indagato in un filone laterale che riguarda il depistaggio giudiziario dell’inchiesta principale. Profumo è stato recentemente condannato in primo grado a sei anni di carcere per false comunicazioni sociali per i bilanci del Monte dei Paschi, di cui è stato presidente tra il 2012 e il 2015. Tutte personalità mai messe in discussione dal governo giallorosso, rigorosamente confermate sulle proprie poltrone. E che ora Conte vorrebbe addirittura riunire in una squadra per gestire i soldi in arrivo dall’Europa. In fondo, con queste premesse, cosa mai potrebbe andare storto?

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