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33 anni in galera, ma era innocente. Malagiustizia, un caso incredibile. Cosa è successo

Pubblicato il 27/01/2024 13:29 - Aggiornato il 27/01/2024 13:31

Immaginate di passare 33 anni della vostra vita rinchiusi in una cella. E, dopo 33 anni in cui non smettete di gridare inutilmente la vostra innocenza, di essere finalmente ascoltati. Con un Procuratore Generale che nella sua requisitoria dice testualmente: “Trent’anni con le menzogne”, e chiede l’assoluzione con formula piena. Un incubo, nonostante il finale lieto. Perché quei 33 anni a Beniamino Zuncheddu, ex pastore oggi 59enne, non li restituirà nessuno. Nessun risarcimento potrai restiruirgli la vita che gli è stata sottratta. L’epopea di Zuncheddu iniziò quando aveva 27 anni. Quando lo accusarono di un evento criminoso noto come Strage del Sinnai, nella quale furono uccise tre persone: Gesuino Fadda, 56 anni, il figlio Giuseppe di 24 e un loro dipendente, Ignazio Pusceddu di 55 anni. Unico sopravvissuto Luigi Pinna, genero di Fadda. E fu proprio la testimonianza di quest’ultimo a incastrare il pastore poi condannato. (continua dopo la foto)

Solo che Pinna all’inizio disse di non aver riconosciuto l’aggressore perché “indossava una calza di nylon in testa”. Successivamente ritrattò, indicando Zuncheddu come autore della strage. Gli investigatori si erano concentrati sulla faida fra le famiglie di pastori Fadda e Zuncheddu, che aveva causato l’uccisione di alcuni capi di bestiame. C’era quindi una teoria alla base delle indagini. Qui subentra la figura di un poliziotto, Mario Uda. La difesa sostenne subito che Uda avesse influenzato il testimone, mostrandogli una foto di Zuncheddu e dicendogli che era stato lui a compiere il massacro. Circostanza confermata il 12 dicembre scorso proprio da Luigi Pinna. “Adu mi mostrò la foto”, ha spiegato ai giudici. “E prima di effettuare il riconoscimento dei sospettati mi disse che il colpevole della strage era lui”. (continua dopo la foto)

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Di conseguenza, a causa di questa manomissione delle testimonianze e di altre contraddizioni che avevano portato alla condanna, il Procuratore Generale è arrivato a chiedere l’assoluzione con formula piena. Ovviamente soddisfatto l’avvocato di Zuncheddu. “Beniamino è una persona incredibile che non meritava quello che ha subito”, ha dichiarato subito dopo la fine del processo di revisione. “Abbiamo studiato tanto il caso. E ci siamo convinti della sua innocenza. Le carte parlavano di prove a carico assolutamente contraddittorie. Abbiamo dimostrato la falsità di quelle prove, sino a che sono rimaste solo quelle a discarico. E poi abbiamo conosciuto Beniamino. Per cancellare qualsiasi dubbio basta passare con lui il tempo di un caffè”. Zuncheddu, appena scarcerato, era visibilmente commosso. “E’ la fine di un incubo”, ha detto. E poi, a precisa domanda, ha risposto: “Non mi sono ravveduto perché non ho fatto nulla. Ora del carcere non ne voglio più sapere”.

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