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“Salute S.p.A.”Il business della sanità privata nel racconto di due insider

Impressionante e incomprensibile. Impressionante per la portata e incomprensibile perchè anticostituzionale e assurdo. All’interno della nuova edizione (uscita ieri, 23 luglio) del libro dal titolo “Salute S.p.A”, viene descritto così il processo di tagli a cui è stata sottoposta la sanità italiana nel corso degli anni.

Massimo Quezel, esperto patrocinatore in materia di risarcimento danni, e Francesco Carraro, avvocato civilista specializzato in responsabilità civile medica, hanno arricchito la nuova edizione con un capitolo dedicato all’emergenza sanitaria in corso: la prova provata che quanto i due autori avevano voluto rappresentare due anni fa non era frutto di una visione catastrofica e pessimistica, ma la pura realtà: senza un piano di investimenti nella sanità pubblica serio, lungimirante e centrato sugli interessi della collettività è a rischio la salute dell’intera popolazione.

Un delitto perfetto perpetrato sulla sanità pubblica, stretta ormai da più di vent’anni in una morsa fatale tra gli interessi della politica e quelli privati, in particolare delle compagnie di assicurazioni.

E’ un libro che consente di comprendere quanto sia decisivo il peso delle lobby private sul costante arretramento del nostro sistema nazionale a favore della sanità privata. Un disinvestimento senza freni, lo definiscono gli autori, voluto dalla politica che ha portato alla eliminazione di più di settantamila posti letto in dieci anni e alla chiusura di quasi duecento ospedali.

Tutto per cosa? Lo zampino come al solito è quello dell’Unione europea. I tagli erano giustificati dalle esigenze di “spending review”. E chi paga le conseguenze di ciò? Ovviamente i cittadini, costretti a rivolgersi al settore privato pagando di tasca propria le prestazioni sanitarie che il pubblico non è più in grado di erogare in maniera efficiente, definendo così i confini di un facile territorio di conquista per banche e assicurazioni.

Secondo Quezel e Carraro, le rigide regole per irentrare nei bilanci imposti dall’Ue vanno a braccetto con la politica degli anni passati di investire nel privato. “Non è solo colpa del definanziamento voluto dai nostri governi, più o meno ispirati da Bruxelles, se siamo giunti a questa situazione di quasi totale demolizione del nostro sistema sanitario pubblico. Infatti, l’attuale scenario sarebbe stato anche e soprattutto il frutto dell’ingordigia di una classe politica che, senza distinzioni di colore, si è fatta allettare da promesse da marinaio o condizionare da pressioni indebite. Quelle di chi aveva, e ha, bisogno che la salute degli italiani sia sempre meno ‘coperta’ dal pubblico, per poter essere sempre più ‘offerta’ al privato”.

Ciò che lascia ancora di più con l’amaro in bocca è quanto riportato dagli autori su ciò che emerge dai sondaggi più recenti: “un cittadino su quattro rinuncia alle cure mediche perchè troppo onerose”. Chi invece non rinuncia e arriva a chiedere i finanziamenti per potersi permettere le cure -l’8% dei finanziamenti erogati risultano essere destinati a sostenere spese mediche- , rappresenta una piccola miniera d’oro per gli istituti di credito. Solo nel 2019 sono stati quasi “venti milioni, gli italiani che hanno dovuto pagare di tasca propria per prestazioni sanitarie”. 

Il collasso del sistema sanitario ha frantumato la bolla di cristallo dell’illusione comune e ha rivelato in tutte le sue orride carenze le disastrose condizioni in cui versano i nostri ospedali. Mancanza di personale medico, paramedico e di tutti gli operatori che fano parte del settore. Durante la crisi sanitaria sono state anticipati i conseguimenti dei titoli di studio per consentire ai professionisti di poter aiutare tra i corridoi degli ospedali. Una situazione che ha dell’assurdo.

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