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Mascherine obbligatorie? Sì, ma non per tutti. Con le nuove regole scattano eccezioni e discriminazioni

Ci hanno sperato per settimane, gli italiani, di poter trascorrere un’estate più serena e senza l’obbligo di mascherine ancora da rispettare. Niente da fare, invece: come da pronostico, conoscendo ormai gli orientamenti di chi ci governa, l’esecutivo Draghi ha scelto di insistere almeno per un altro mese e mezzo, rimandando a giugno ogni decisione definitiva. Nel frattempo, però, le proteste dei cittadini non hanno fatto che accentuarsi, considerando anche che la linea adottata dal ministero della Salute di Roberto Speranza e quelli del Lavoro e dello Sviluppo Economico finirà per creare, all’atto pratico, non poche discriminazioni.

Le nuove regole, che confermano di fatto l’impianto adottato ad aprile 2021 per contrastare la diffusione del Covid, saranno in vigore fino al 30 giugno, data in cui le varie parti torneranno a riunirsi per aggiornare, eventualmente, le norme da rispettare. Una scelta che ha incontrato il plauso dei sindacati, dalla Cgil alla Cisl fino alla Uil, tutti concordi nel definire la soluzione trovata come “la più giusta” possibile. Nel dettaglio, però, il prolungamento di validità del protocollo avrà l’effetto di creare differenti condizioni per il settore privato rispetto al pubblico.

A seguito delle recenti disposizioni del governo sull’utilizzo delle mascherine, contenute nell’emendamento all’ultimo decreto Covid e rese vigenti da un’ordinanza ponte adottata dal ministero della Salute, il ministro Renato Brunetta ha infatti emesso a sua volta una circolare dai connotati, però, decisamente più permissivi. Lasciando così al settore pubblico delle libertà che, invece, i lavoratori del privato possono soltanto sognarsi. Negli uffici delle pubbliche amministrazioni, infatti, l’uso delle mascherine sarà soltanto raccomandato, non obbligatorio.

Saranno poi le singole amministrazioni, in maniera autonoma, ad adottare eventualmente regole più stringenti qualora lo ritengano necessario. Una bella differenza rispetto, per esempio, a quanto succederà nelle sale dei cinema, dove i cittadini saranno obbligati a indossare le mascherine per entrare. Così come per salire a bordo dei mezzi pubblici, per assistere a manifestazioni sportive al chiuso, per accedere a discoteche e locali di svago. Stesso discorso per le Rsa e, tra le proteste delle famiglie, per la scuola. L’Italia delle mascherine, insomma, viaggerà a due velocità.

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