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L’Italia guarda all’Africa: il piano del governo per l’indipendenza dal gas russo

Pubblicato il 15/03/2022 11:15

Il progetto per rendere l’Italia indipendente dalla Russia, investito dell’altisonante nome “piano di sicurezza energetica nazionale”, vede come soggetto attuatore l’Eni, congegnato dall’ad Claudio Descalzi al termine di una serie di confronti con le istituzioni e di viaggi mirati in Algeria, Qatar, Angola e Congo, dove l’azienda ha relazioni di lungo corso, ben consolidate. Un progetto portato avanti in fretta, sull’onda dell’indignazione per l’attacco di Putin all’Ucraina, allo scopo di trovare, entro la fine del 2023, forniture diverse per almeno metà dei 29 miliardi di metri cubi di gas che importiamo annualmente da Mosca.

Ad anticipare il piano al vaglio del governo è dell’Eni è stato Andrea Greco sulle pagine di Repubblica: una vera e propria inversione a U, con il nostro Paese a deviare dalla sua tradizionale traiettoria verso l’Est Europa per far improvvisamente tappa, invece, in Africa. Una bella rivoluzione, dopo tanti anni di legami con la Russia, Paese dal quale Enrico Mattei comprò la prima fornitura di greggio 70 anni fa. Con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ad annunciare subito: “Entro due mesi riusciremo a dimezzare la dipendenza dal gas russo”.

In realtà i recenti, roboanti annunci vanno presi con le molle, un po’ perché il prossimo anno ci saranno le elezioni ed è facile lanciarsi in promesse irrealizzabili, un po’ perché i contratti stipulati con la Russia non possono essere rotti da un giorno all’altro senza conseguenze. Fatto sta che a partire dai primi di marzo, Descalzi di Eni e Di Maio hanno viaggiato insieme visitando Algeri per poi volare in Qatar, Angola e Congo. Chiedendo a ogni Paese maggiori forniture di metano, con la promessa di maggiori investimenti italiani in arrivo. Qualche informazione in più potrebbe arrivare con la presentazione del piano Eni 2022-2025, prevista per i prossimi giorni.

Come sottolineato da Repubblica, l’eventuale sostituzione del gas russo con quello africano non sarebbe solo una soluzione auspicabile all’interno di uno scenario economico e politico segnato ormai da tensioni costanti e prezzi imbizzarriti, schizzati alle stelle. Ma sarebbe anche una benedizione per l’eventuale rincorsa di Descanzi al quarto mandato come amministratore delegato di Eni: una nuova incoronazione lo renderebbe “il capo più longevo dell’azienda nata nel 1953”.

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