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«Il 97% dei morti era vaccinato». Questa volta Crisanti lascia tutti di stucco. L’intervista

Pubblicato il 28/03/2022 19:47

Il microbiologo spara a zero sulle restrizioni anti covid durante un’intervista rilasciata a La Verità: «Il virus è mutato e davanti alla sua infettività non c’è misura di contenimento che regga. Abbiamo i vaccini, liberalizziamo tutto». Ma non solo. Crisanti espone anche i suoi dubbi sui conteggi nei bollettini covid, svelando un’agghiacciante verità su come vennero gestiti i dati dei decessi.
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Non vale più la pena di applicare le restrizioni

Parola di Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di microbiologia molecolare all’università di Padova: il Covid «Ha un indice di infettività R0 che va da 12 a 15. Tipo il morbillo. Mi creda: con numeri di questo tipo non c’è misura di contenimento che funzioni. Quindi tanto vale non adottarle». Secondo il professore bisogna cercare di vaccinare quanta più gente possibile: «La priorità rimane sempre di proteggere i vulnerabili. Che, anche se vaccinati, vulnerabili rimangono. Infatti tutte le centinaia di morti che contiamo ogni giorno sono persone vaccinate ma fragili».
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È inutile continuare con le dosi

Crisanti espone anche i propri dubbi sul continuare ad imporre richiami vaccinali. «Continuare con le dosi ìnon cambia moltissimo la situazion. Se fragile sei, fragile rimani. Se sei in età da lavoro, devi poter fare il lavoro agile in remoto. Se sei pensionato e soprattutto indigente devi essere economicamente sostenuto. Chi ti viene ad assistere per fare da badante deve farsi il tampone ogni volta che ti viene a trovare. Questo è il motivo per cui a metà gennaio dissi: “Liberalizziamo tutto adesso”. Abbiamo invece aspettato tre mesi – sottolinea l’esperto – esattamente il periodo in cui l’immunità della vaccinazione e della guarigione inizia a diminuire. E infatti abbiamo l’aumento dei casi. Lo dissi chiaro. Più aspettiamo e più diventiamo suscettibili. Matematico».
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Come mutano le varianti rispetto ai vaccini

Crisanti prosegue con una disamina delle motivazione secondo le quali un virus muta: «Dal punto di vista evolutivo la spinta principale è la riproduzione. Ma questo vale per qualsiasi organismo: dal virus al microrganismo per finire all’essere umano o alla balena. Qualsiasi cosa faciliti la riproduzione ha un vantaggio selettivo. Infatti, i virus con le successive varianti hanno coefficienti di riproduzione sempre più elevati. La spinta selettiva agisce in tal senso, dopodiché abbiamo introdotto una barriera». Quale barriera? Il prof continua precisando «Il vaccino. Con questo la percentuale delle persone suscettibili diminuisce. Le più fragili muoiono. Quelle che guariscono hanno una risposta immunitaria che contrasta il virus. Qui la spinta selettiva del virus si modifica. Non c’è solo la necessità di riprodursi, bensì quella di riprodursi in persone potenzialmente protette. Ed è per questo che il virus evolve in forme che non vengono riconosciute dai vaccini. La spinta è sempre la riproduzione».
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Omicron è meno letale

Sulla diminuzione della letalità dei virus durante la loro evoluzione i professore spiega che: «È un tema di grande interesse, il rapporto fra evoluzione e virulenza. Se il microrganismo per riprodursi deve fare un danno, non evolve verso forme non virulente. Se ne può fare a meno sì. Il parassita della malaria infetta l’uomo da quarantamila anni e non può evolvere verso forme non virulente». L’esperto mette quindi il covid in relazione a questa spiegazione «Ci sono margini di flessibilità. La variante Omicron è meno virulenta perché colpisce le vie aeree respiratorie superiori. Ed è quindi più facile uscire e contagiare altre persone. Quindi la riproducibilità si associa a una minore virulenza».
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I morti erano quasi tutti vaccinati

Crisanti continua parlando dei propri dubbi sulla coerenza e consistenza dei dati sui morti di Covid: «Il calcolo è facilissimo. Avevamo a dicembre 1.200 pazienti ricoverati in terapia intensiva. La permanenza media dura venti giorni. La probabilità di morire a questo stadio è del 50%. Seicento
morti in venti giorni sono trenta al giorno». Il giornalista de La Verità gli fa quindi notare che ne avevamo molti di più secondo i conteggi, così l’esperto risponde evidenziando che: «Gli altri erano tutte persone vaccinate e fragili. Problema purtroppo non sollevato perché si aveva paura che i no vax argomentassero che il vaccino non funzionava. L’Iss, sollecitato, alla fine ha dovuto chiarire. La maggior parte dei morti sono persone sopra gli 80 anni e al 97% vaccinate».
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Tra le virostar da salotto, Crisanti sembra da qualche tempo essere quello più critico rispetto ai dettami propagandistici del Governo e della stampa nazionale. In passato questo lo ha portato ad avere anche degli scontri con i suoi colleghi. In quest’occasione le dichiarazioni rilasciate sono abbastanza scottanti, sia per quanto concerne l’analisi sulle restrizioni, sia su come vennero gestiti i famigerati bollettini covid.

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