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Gas russo: la mossa di Eni per non rimanere a secco. Il Governo chiarisca

Pubblicato il 28/04/2022 17:11

Il gruppo Eni Spa sta ultimando i preparativi per aprire un conto corrente in rubli presso la Gazprombank Jsc. Ciò le consentirebbe di sopperire alle richieste di Mosca, che impongono il pagamento delle forniture di gas russo in rubli. La notizia arriva dall’agenzia Bloomberg, citando anche persone che hanno familiarità con la questione.
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Eni paga in rubli

Dopo l’uscita delle indiscrezioni, il gruppo non ha ancora rilasciato alcun commento in merito. La mossa di Eni, che potenzialmente le consentirebbe di assecondare la richiesta di Vladimir Putin di acquistare il gas in valuta locale, sarebbe in forma precauzionale. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha avvertito le aziende di non piegarsi alle richieste della Russia, affermando che ciò violerebbe le sanzioni. Ma le aziende stanno cercando soluzioni alternative poiché le situazioni in Europa sono molto diverse da Stato a Stato.
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Sanzioni violate oppure no?

Secondo Bloomberg Eni si starebbe organizzando nei preparativi per i pagamenti in rubli, mentre l’azienda continua a chiedere chiarezza alle autorità italiane ed europee su ciò che le sarebbe consentito fare o meno. La tedesca Uniper SE, un massiccio acquirente di gas russo, ha anche affermato di ritenere di poter continuare ad acquistare gas senza violare le sanzioni: “Riteniamo che la modifica del processo di pagamento sia conforme alla legge sulle sanzioni e quindi i pagamenti siano possibili”, ha affermato Tiina Tuomela, Chief Financial Officer di Uniper, in una telefonata con gli analisti.
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Le minacce dell’UE

Poche ore dopo che Gazprom PJSC ha interrotto i flussi verso Polonia e Bulgaria per la mancata adesione ai nuovi termini, Bloomberg ha riferito che già quattro acquirenti europei hanno provveduto a pagare in rubli, mentre 10 hanno aperto conti correnti presso Gazprombank, necessari per soddisfare le nuove regole di Mosca. La Von der Leyen ha intimato perentoriamente: «Le aziende con tali contratti non dovrebbero aderire alle richieste russe. Questa sarebbe una violazione delle sanzioni, quindi un rischio elevato per le aziende». Peccato che, nel mondo reale, le scadenze di pagamento scadono davvero ad un certo punto, così le aziende e i governi si trovano a dover decidere se accettare le richieste russe oppure se rischiare la prospettiva di un razionamento di gas in patria.
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Una mossa opportuna

È sempre opportuno ricordare come l’Italia ottenga circa il 40% del suo gas dalla Russia. La dipendenza da Mosca è ancora forte, nonostante i tentativi di Mario Draghi di elemosinare un po’ di gas in giro per il mondo, specie in Nord Africa. La mossa di Eni sembra essere la più logica in un contesto politico del tutto privato di ogni logica rispetto alla tutela del tessuto socio-economico nazionale. Un portavoce di Eni ha rifiutato di commentare.

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