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Fame, sete e bambini sequestrati. Shangai si ribella al nuovo lockdown di Stato

Pubblicato il 07/04/2022 16:59

La Cina torna ad essere falcidiata dai contagi: nuovo record dall’inizio della pandemia. A farne maggiormente le spese è Shangai. È proprio nella città più grande del Paese, infatti, che si registrano 80% dei casi. La situazione è drammatica: bambini positivi che vengono separati dai genitori, i lavoratori del settore finanza dormono in ufficio, mancano cibo e acqua. Tuttavia, nonostante la crescente rabbia sui social, Pechino insiste sul suo rigidissimo sistema di controllo e sottomissione per contrastare il virus.
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Un vero e proprio déjà-vu

In Cina non sono famosi per l’utilizzo di mezze misure: bambini positivi al covid separati dai genitori, paura per la carenza di alimenti e, addirittura, giardini artificiali nel salotto di casa visto il divieto di uscire, persino con il cane. Sono queste le surreali le immagini che arrivano da Shanghai, la città in questo momento più colpita dalla nuova ondata. Le autorità locali hanno avviato un nuovo test di massa per la diagnosi del virus, confermando l’estensione del lockdown a tempo indeterminato. Fermi molti mezzi di trasporto pubblico, come anche le attività produttive non essenziali.
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“Eravamo impreparati”

“Non c’è nessuno per strada, sentiamo solo il rumore delle ambulanze”, ha raccontato una residente di Shanghai a EuroNews. La paura di restare senza cibo è una dura realtà. Il governo cerca di tamponare l’emergenza inviando ad ogni residenza un kit di sopravvivenza con verdure e altri prodotti, ma non è abbastanza. Nei giorni scorsi è arrivata anche l’ammissione da parte della Commissione Municipale della Sanità di Shanghai sul fatto di non essere sufficientemente preparata per affrontare l’attuale ondata di Covid.
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Il malcontento cresce di giorno in giorno

Ovviamente la crisi aumenta anche il malcontento generale. Gli abitanti di Shanghai cominciano ad avere serie difficoltà per acquistare i generi alimentari di prima necessità, così come l’acqua potabile, a causa della riduzione delle forniture e della chiusura dei supermercati. Diversi operatori sanitari che dovrebbero far rispettare il confinamento assaliti e picchiati da persone esasperate. In tilt le app per ordinare i pasti. E intanto il Governo cinese che fa? Ovviamente dice di “Reprimere i comportamenti che minano la lotta alla pandemia”. Una storia già vista e che conosciamo bene.
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I social si ribellano

La situazione è critica, la tensione sui social cinesi cresce esponenzialmente. Il confinamento dei bambini di meno di sette anni lontano dai genitori ha provocato circa 40 milioni di interazioni su Weibo, forzando le autorità a rendere più “flessibili” le misura di isolamento. Gli stranieri residenti a Shanghai si dicono molto spaventati, cercando di chiedere aiuto ai diversi consolati dei loro Paesi.
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La politica “zero covid” di Pechino

Per il momento non è previsto il minimo allentamento della politica “zero covid” adottata dal Governo centrale. Sun Chunlan, vicepremier cinese, ha insistito sulla necessità di attenersi a queste direttive per il contenimento del virus. “Dal momento che il sistema sanitario di Shanghai è già stato travolto dal Covid, altre parti del Paese in cui il sistema sanitario è in condizioni molto meno sviluppate di Shanghai sarebbero sottoposte a pressioni ancora maggiori, motivo per cui la Cina, compresa Shanghai, deve attenersi alla politica zero-Covid”. La situazione attuale rende l’idea di come nemmeno il rigidissimo “modello cinese” funzioni perfettamente.
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La politica dello “zero covid” è probabilmente pura utopia e, messa in questi termini, sembra più un buon pretesto per perfezionare strategie repressive tipiche delle dittature piuttosto che un modo per tutelare la salute dei propri cittadini. Noi ne sappiamo qualcosa.

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