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“Perché gli italiani hanno fatto bene a non fare la quarta dose”. L’analisi del prof Clementi

Pubblicato il 30/04/2022 10:04

Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, parlando con Adnkronos Salute ha rilasciato alcune dichiarazioni importanti sulla la gestione della (fu) emergenza in queste settimane e sulla strategia del governo e degli italiani. Il prossimo passo verso la normalità in Italia dovrebbe essere l’addio alla quarantena anche dei positivi a Sars-CoV-2, commenta Clementi: “In parecchi Paesi non isolano più. E anche io sono molto dubbioso sull’utilità di questo. Ma il prossimo vero passo verso la normalità, a mio avviso, è la campagna dei richiami vaccinali in autunno, visto il fallimento di questa quarta dose” primaverile. (Continua a leggere dopo la foto)

La quarta dose infatti “ha avuto bassissime adesioni”, osserva Clementi commentando il vero e proprio flop agli hub vaccinali. “Secondo me hanno fatto bene le persone a lasciarsi questa chance per settembre-ottobre. Altrimenti si sarebbero dovuti rivaccinare subito di nuovo, per poi essere richiamati pure a Natale, a primavera prossima e avanti così”. Quanto alla quarantena dei positivi, Clementi si chiede: “Che effetto ci dà? Il tracciamento non esiste più e il virus circola soprattutto tra i non sintomatici”. Sull’origine del Covid, spiega poi Clementi, “io sono aperto a tutte le ipotesi. C’è chi dice che il coronavirus Sars-CoV-2 sia un virus manipolato e che sia fuggito da un laboratorio cinese. Ma non ci sono prove di questo, del fatto che il virus sia stato generato in laboratorio”. (Continua a leggere dopo la foto)

“Detto ciò, è possibile che i cinesi, che nel laboratorio di Wuhan sicuramente lavoravano con diversi ceppi e isolavano i virus che albergavano nei pipistrelli, possano aver gestito male questo laboratorio e possa essere ‘scappato’ loro un ceppo di coronavirus. Ma, in tal caso, se non confessano loro è improbabile che si arrivi ad avere certezze su questo. Potremmo starci una vita a capire che cosa è successo. Se anche la fuoriuscita di un virus dal laboratorio cinese ci fosse davvero stata – sostiene – sarebbe molto difficile trovare nella sequenza del virus la ‘pistola fumante'”. (Continua a leggere dopo la foto)

Il virologo ragiona sulla tesi sostenuta dal collega Giorgio Palù, presidente dell’Agenzia del farmaco Aifa, nel suo ultimo libro. “Lui dice che c’è una sequenza che non si ritrova in altri coronavirus. Io sono aperto a tutto, però qui c’è uno solo che può dire la verità. Se non parlano loro non si può sapere niente. Anche l’Organizzazione mondiale della sanità ha mandato una commissione in Cina, ma non gli è stato detto niente. Se non parlano loro, non si può sapere”.

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