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“Ma cosa dice?”. E la virologa Viola smonta in diretta l’ennesima bugia di Arcuri

Ormai ci siamo abituati a sentire il mondo della scienza controbattersi in continuazione, dicendo tutto e il contrario di tutto dall’inizio della pandemia. Ma stavolta val la pena soffermarsi sulla riflessione espressa dalla virologa Antonella Viola in merito alle considerazione del supercommissario a tutto Domenico Arcuri. Ospite di Lilli Gruber nella puntata di giovedì 7 gennaio, a Otto e Mezzo su La7, la conduttrice ha chiesto alla professoressa un giudizio sulle assicurazioni date dal commissario governativo alla sanità, sulla presunta immunità di gregge che – stando ad Arcuri – l’Italia raggiungerà entro l’estate grazie al suo piano vaccini.

Alle promesse di Arcuri ormai non crede più nessuno. Basti pensare alle famose mascherine di inizio pandemia o ai banchi a rotelle. Ma spiega la professoressa Viola: “L’immunità di gregge è impossibile. Perché non c’è a disposizione ancora un vaccino per i ragazzi, non avendone sperimentato nessuno per gli under 16. L’immunità senza di loro non si potrà mai raggiungere”. Studio paralizzato. Nel caos di questi giorni, scandito dal susseguirsi di annunci trionfali del governo per l’arrivo del vaccino e delle preoccupazioni di alcuni esperti meno ottimisti sulla fine della pandemia, barcamenarsi è diventata impresa ardua.

Quasi impossibile. Di certa c’è però la grande confusione che sta segnando anche il mondo della scienza, un po’ come era successo anche all’inizio della pandemia. E allora ecco che l’agognato traguardo dell’immunità di gregge, espressione tante volte sbandierata in questi mesi difficili, diventa un po’ meno nitido all’orizzonte. Non solo Antonella Viola, ma basta prendere per esempio anche le dichiarazioni rilasciate da Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe che monitora in maniera indipendente l’impatto del Covid sul nostro Paese sin dall’inizio della pandemia.

Al Corriere della Sera, Carabellotta si è detto preoccupato per la terza ondata in arrivo, ha attaccato il governo per delle decisioni arrivate “troppo tardi” e ha spiegato: “Il vaccino? Con i contratti che sono stati siglati fino ad oggi possiamo vaccinare circa il 5% della popolazione entro marzo e meno del 20% entro giugno”. L’immunità di gregge è quindi “ancora lontana. La comunicazione istituzionale dovrebbe diffondere la massima fiducia nel vaccino, senza sbilanciarsi in previsioni irrealistiche, visto che anche le persone vaccinate devono mantenere tutte le misure di prevenzione”. Arcuri, come al solito straparla e promette cose a vanvera.

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