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Pensioni, previsioni da incubo. Ecco quando vedrà la pensione chi oggi lavora e quanto (poco) percepirà

Pubblicato il 10/08/2023 18:23

Alcuni rapidi calcoli e si apre uno scenario da incubo per i lavoratori che abbiano meno di 35 anni, sia per quel che riguarda gli anni di lavoro che dovrà maturare prima di andare in pensione, sia per l’assegno (misero) che presumibilmente andranno a percepire secondo le proiezioni pubblicate, tra gli altri, da il Giornale. La ricerca “Situazione contributiva e futuro pensionistico dei giovani”, svolta dal Consiglio nazionale dei giovani e dall’istituto di ricerca Eures, che è la rete di cooperazione europea dei servizi per l’impiego (European Employment Services), ha elaborato delle sconfortanti, e sconcertanti, proiezioni. Anzitutto, un primo dato: i giovani che iniziano a lavorare oggi andranno in pensione a 74 anni, 73 anni e 6 mesi per la precisione. Va, poi, precisato che stiamo parlando di una fascia di lavoratori già fortemente penalizzata da fenomeni di precarietà e discontinuità lavorativa. Basti pensare, ed è riportato nella ricerca, che: “Nell’arco di dieci anni, è cresciuta l’incidenza dei contratti a tempo determinato e quella dei contratti atipici, passata dal 29,6% al 39,8%“. Circa, invece, l’ammontare di questa futura pensione, citiamo testualmente un passaggio dello studio, il più rilevante: “Se la permanenza si protraesse infatti fino al 2057, determinando così un ritiro quasi a 74 anni (73,6), l’importo dell’assegno pensionistico ammonterebbe a 1.577 euro lordi mensili”, che peraltro, al netto dell’Irpef, si riducono a 1.099 euro, dunque solo 3,1 volte l’importo dell’assegno sociale. (Continua a leggere dopo la foto)
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under 35 pensione 74 anni

Partite Iva e lavori precari

Esaminiamo, ora, il caso dei titolari di Partita Iva, pur se il quadro non è affatto dissimile. Sempre considerando una permanenza professionale fino al 2057 e un ritiro a 73 anni e mezzo, il totale dell’assegno pensionistico totalizzerebbe una cifra di 1.650 euro lordi mensili: “Si tratta di 1.128 euro al netto dell’Irpef”, puntualizza lo studio di Eures. In questo caso il valore è 3,3 volte l’importo dell’assegno sociale. Ancora troppo poco. In accordo con l’ultimo rapporto Eurostat, la spesa pensionistica in Italia rappresenta il 17,6% del PIL nel 2020, il secondo più alto tra i Paesi dell’Unione europea dopo la Grecia, e di molto superiore alla media dei 27 Paesi, che si asseta sul 13,6%. Il modello puramente contributivo, emerge da tali proiezioni, è sostenibile solo se inserito in un mercato del lavoro basato su stabilità e crescita retributiva: “Variabile che, invece, è smentita dai dati secondo cui, nel 2021, più di un lavoratore under 35 su quattro – è scritto nella ricerca Eures – abbia percepito una retribuzione annua inferiore a 5.000 euro e dalla riduzione, tra il 2011 e il 2021, della quota di giovani con contratto a tempo indeterminato passata dal 70,3% al 60,1%“. Inoltre, nell’arco di dieci anni, è cresciuta l’incidenza dei contratti a tempo determinato e quella dei contratti atipici passata dal 29,6% al 39,8%. (Continua a leggere dopo la foto)
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under 35 pensione 74 anni

Questione demografica e sistema contributivo

“La crescente precarizzazione e discontinuità lavorativa, associata a retribuzioni basse e mancanza di garanzie sociali, colpisce in particolare i giovani e le donne, rendendo più difficile il loro percorso di ingresso nel mercato del lavoro, la stabilità contrattuale e i livelli retributivi”: così si è espressa la Presidente del Consiglio nazionale dei giovani, Maria Cristina Pisani, altresì ribadendo “la necessità di un dibattito più approfondito sulle questioni previdenziali, che tenga conto anche delle esigenze delle giovani generazioni”. Ancora: “La questione demografica e il passaggio al sistema contributivo puro mettono ulteriormente a rischio la sostenibilità del nostro sistema pensionistico”. In sintesi, la tendenza allarmante, che occorre correggere, è che gli under 35 (quelli che un lavoro ce l’hanno, a differenza di numerosi coetanei) lavoreranno più a lungo per ricevere pensioni meno generose rispetto alle generazioni precedenti.

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