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L’appello dei ristoratori: ‘Lo Stato promette, ma non mantiene!’

Ancora una volta lo Stato non solo provoca tanta confusione con il suo enorme quantitativo di burocrazia inutile, ma non rispetta nemmeno quello che aveva stabilito. I fatti parlano chiaramente. A dirlo non siamo solo noi  de “Il paragone” ma un’altra delle tantissime testimonianze di gente che non ne può più. Un imprenditore di ristorazione italiana, che opera nel settore da dieci anni e che tiene in piedi un gruppo di 90 dipendenti, racconta: “ Le nostre speranze di riuscire a sopravvivere si erano un po’ risollevate quando ci hanno comunicato che ci sarebbe stata una cassa integrazione in deroga (in quanto in quella normale i ristoratori non rientrano), con la possibilità di renderla retroattiva (a partire da fine febbraio) e con anticipo diretto da parte dello Stato

L’imprenditore, ancora prima dell’uscita del decreto, per il rispetto della salute dei dipendenti e dei cittadini e per incentivare le persone a stare a casa, aveva chiuso le attività e aveva aderito insieme ad altri, a un gruppo di risoratori, https://unionebrandristorazione.com : “Oramai da fine febbraio seguiamo con i nostri consulenti del lavoro e commercialisti l’epopea degli aiuti di Stato alle imprese. Annunci su annunci, decreti in bozza non firmati e poi ancora annunci e roosee prospettive, grandi promesse. Tuttavia dopo incontri con sindacati, Inps e consulenti, abbiamo scoperto che lo Stato non anticiperà alcunché ai nostri dipendenti: la cassa integrazione in deroga  per le aziende come la nostra, essendo sopra una certa soglia di fatturato, prevede che sia l’azienda ad anticipare tutto l’importo della cassa di integrazione per poi avere un credito fiscale in futuro verso l’Inps.” Ma, considerando che molto probabilmente l’Italia cadrà in una recessione, dopo la chiusura dell’Italia chi ripagherà i debiti accesi dagli imprenditori? Chi darà la liquidità necessaria per consentire alle imprese di ripartire quando la situazione tornerà alla normalità?

“Temo che oramai sia troppo tardi per tante imprese che, per non lasciare a secco i propri dipendenti, hanno già anticipato gli ammortizzatori sociali lasciando a secco le casse aziendali e togliendo quelle risorse che dovrebbero arrivare velocemente da uno Stato sempre più burocratico e impantanato.” Il ristoratore fa notare inoltre come l’Italia si stia rivelando inefficace, non adatta ad affrontare questo contesto di emergenza che invece necessita di risposte tempestive e concrete: “Stati Uniti e Germania stanno finanziando le imprese con immissioni dirette di liquidità di 500 miliardi e 2 triliardi, garantendo la cassa integrazione ai dipendenti in maniera diretta.” Mentre in Italia la risposta si rivela nella stragrande maggioranza delle volte insufficiente e quel poco di azioni concrete portate avanti viene vanificato dai bizantinismi della burocrazia.

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