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“Chiuderanno 90mila imprese”. Confesercenti lancia l’allarme, ma il governo non vuol sentire

Nel commercio e nel turismo si stima siano circa 90mila le imprese pronte a chiudere per sempre i battenti già da questo autunno. Come ampiamente detto fin dall’inizio, i bonus e gli indennizzi del governo erano solo un effetto placebo. La medicina doveva essere un’altra, deve essere un’altra. Ci sono interi settori economici a rischio. Tra lavoro autonomo e lavoro dipendente, si prevede una catastrofe. A lanciare l’allarme è Confesercenti che, sulla base di un sondaggio condotto tra le aziende con Swg, rivela che tra le attività che proveranno a resistere, quattro su dieci hanno messo in evidenza la necessità di ridurre il personale. Ergo, licenziare.

“La possibilità di un autunno nero, sul fronte del lavoro autonomo e dipendente, è sempre più concreta. Il timore di nuovi blocchi dell’attività, a seguito dell’incremento di contagi, aumenta ancora di più l’incertezza degli operatori economici. Molte imprese, travolte dall’anno più difficile di sempre ed impossibilitate a ristrutturare l’attività a causa del blocco dei licenziamenti, non vedono altra via d’uscita che chiudere. Una prospettiva che dobbiamo assolutamente scongiurare” ha spiegato a Filippo Caleri su Il Tempo Patrizia De Luise, che della Confesercenti è la presidente.

Le stime sono davvero allarmanti, e la politica dovrebbe dare risposte immediate: perdere qualcosa come 90mila imprese vuol dire avere, come conseguenza, centinaia di migliaia persone che perderanno il lavoro. A complicare la situazione anche le difficoltà interpretative emerse dall’analisi sul decreto Agosto effettuata dalla Fondazione studi consulenti del lavoro. Che – si legge sempre su Il Tempo – ha espresso riserve ad esempio anche sulla modifica delle norme sulla cassa integrazione. I consulenti hanno spiegato che “le complessive diciotto settimane devono essere collocate nel periodo ricompreso tra il 13 luglio 2020 e il 31 dicembre 2020 e costituiscono la durata massima che può essere richiesta con causale Covid-19”.

“I periodi di integrazione precedentemente richiesti e autorizzati con riferimento a periodi successivi al 12 luglio 2020, sono imputati, ove autorizzati, alle nuove settimane previste dal Dl agosto. Questa disposizione implica per le aziende che non siano riuscite ad utilizzare tutte le diciot-to settimane previste dalla precedente normativa la privazione delle settimane residue”. Insomma i datori di lavoro, che negli scorsi mesi abbiano utilizzato virtuosamente le settimane di cassa integrazione a disposizione, risultino penalizzati dalle norme recentemente introdotte”.

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