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L’austerity fa male: lo dicono dalla California (UCLA) a Vienna

di Emanuele Oggioni.

Le politiche economiche ultraliberiste stanno uccidendo il tessuto produttivo e i consumatori dell’Italia, a fuoco lento: fanno bollire il nostro paese come una rana nella pentola. Il processo va avanti da anni, da una intera generazione! François Geerolf, professore della UCLA University, ha calcolato l’avanzo primario medio dell’Italia dal 1995 al 2019: 2,599% del PIL. Giuseppe Masala ha calcolato che sono stati sottratti ai cittadini italiani oltre 1.000 miliardi, ovvero la differenza tra ciò che la popolazione ha pagato di tasse in 24 anni e ciò che ha ricevuto in termini di beni e servizi da parte dello stato (https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-19952019_litalia__il_paese_pi_rigorista_al_mondo/29296_34248/).

Numerosi economisti italiani avevano già evidenziato che l’austerità fa male, ma sono rimasti inascoltati. Se lo dicono invece gli economisti austriaci dell’Istituto per gli studi di economia internazionale di Vienna, saranno ascoltati?

Per una intera generazione l’economia italiana è stata in una sorta di incessante crisi permanente. Il PIL pro capite (in parità di potere d’acquisto) in Italia nel 1999 era ancora di circa € 1000 superiore alla media dell’area dell’euro, venti anni dopo era sceso di quasi € 4000 al di sotto della media dell’area dell’euro. Al contrario in Germania i redditi pro capite sono ulteriormente saliti, in particolare a partire dalla crisi del 2009, determinando un aumento del divario del PIL pro capite.

Gli economisti austriaci in articolo pubblicato sul Cambridge Journal of Economics (https://academic.oup.com/cje/article/44/3/647/5706035) affermano che la promessa politica fatta con l’introduzione dell’euro è rimasta insoddisfatta: quando è stata creata l’area dell’euro, i politici avevano promesso che, grazie all’integrazione economica nella zona monetaria europea, i paesi del sud Europa si avvicinerebbero al più alto livello di prosperità dei paesi più ricchi come la Germania e l’Austria. Tuttavia, l’evidenza empirica contraddice chiaramente questa promessa politica.

E questo nonostante l’austerità promossa dai governi liberisti, che hanno compiuto notevoli sforzi per ridurre l’onere del debito: dal 1995, i governi italiani hanno raggiunto un avanzo primario sostanziale quasi continuamente; in altre parole: esclusi i pagamenti di interessi, le entrate statali hanno superato le spese pubbliche. Dal 1995, lo stato italiano ha registrato un’eccedenza primaria in 24 anni su 25; l’anno di crisi 2009 è stata finora l’unica eccezione. Dall’introduzione dell’euro, Germania, Austria e Paesi Bassi hanno avuto avanzi primari significativamente più bassi e meno sostenuti dell’Italia. Quindi chi ha fatto la cicala? Chi ha vissuto sopra le proprie possibilità? Nessun altro paese come l’Italia ha accumulato così costantemente avanzi primari dall’introduzione dell’euro!

Le norme fiscali europee restrittive e i requisiti di austerità della Commissione europea (e della BCE) hanno sistematicamente legato le mani alla politica fiscale italiana. Gli sviluppi negativi della domanda aggregata, esacerbati dalle pressioni del risanamento del bilancio, hanno fatto precipitare l’economia italiana in una crisi quasi permanente: mentre l’economia tedesca è cresciuta in media del 2,0% in termini reali e l’area dell’euro di 1,4 % annuo nel periodo 2010-2019, la crescita del PIL reale in Italia è stata solo dello 0,2% nello stesso periodo.

Philipp Heimberger, PhD in economia presso la Vienna University of Economics and Business ha affermato che l’Italia è sistemicamente importante per l’Eurozona e quindi paesi come la Germania, l’Olanda e l’Austria non dovrebbero permettersi di guardare dall’altra parte o fingere che l’Italia possa far fronte ai problemi macroeconomici emergenti derivanti dalla crisi del Coronavirus.

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