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Pechino ci spia così: il mega-database con cui ha già schedato 4 mila italiani

Un archivio gigantesco, colossale. All’interno del quale sono raccolte e custodite con ordine informazioni su oltre 4 mila italiani, dagli esponenti di punta della politica ai boss della mafia. Un database immenso quello custodito dalla società cinese Zhenhua, che avrebbe iniziato a collezionare dati addirittura nell’ormai lontano 2006, senza mai fermarsi. E che fa paura: perché dietro quell’azienda privata in molti vedono in realtà la mano di Pechino, deciso a quanto pare a ficcare molto in profondità il naso nei nostri affari.

Pechino ci spia così: il mega-database con cui ha già schedato 4 mila italiani

Uno strumento che ha un nome, Okidb, Oversea Key Information DataBase. E intorno al quale in questi giorni si sono concentrate le attenzioni di diverse testate da tutto il mondo (Il Foglio in Italia, il Sunday Time, il Telegraph, l’Indian Express, il Globe and Mail e l’Australian financial review). Sollevando così il sipario su un archivio frutto della scansione metodica di tutte le informazioni presenti su Internet, dai social fino alle pubblicazioni personali. In totale 4 mila nomi divisi in tre diverse sezioni, con un codice specifico assegnato a ogni personaggio compreso nell’elenco e una mappa di relazioni a lui collegata.

Pechino ci spia così: il mega-database con cui ha già schedato 4 mila italiani

Il primo macro-gruppo comprende i politici, gli imprenditori che lavorano in settori strategici e i vertici della Chiesa cattolica, vescovi e prelati. 800 figure che spaziano da Walter Veltroni a Giulio Tremonti passando per monsignor Tremolada di Brescia e Laura Boldrini. La seconda categoria è quella, invece, sulla quale Il Foglio si è soffermato maggiormente. Si tratta di nomi “strettamente legati” a obiettivi di interesse della Cina. L’intera famiglia di Renzi e Berlusconi, imprenditori come Ferrero o Merloni. Famigliari e partner dei vari politici, parenti di ex ambasciatori. Tutto quello che può tornare utile, insomma, a Pechino nel perseguimento delle proprie strategie.

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Infine i criminali, 2.732 nomi di persone condannate o indagate e riconducibili per lo più al mondo della criminalità organizzata italiana. A ognuno di loro è stata affiancata una parola chiave che aiuti a definirne immediatamente il profilo, come “estorsione” o “droga”, accompagnata da una breve descrizione del contesto in cui operano. Anche qui un vasto gruppo che spazia dal narcotrafficante calabrese Giovanni Palamara, legato ai cartelli colombiani, a Imitias Khan, pachistano arrestato a Olbia con l’accusa di far parte di Al Qaeda. La Cina, insomma, di noi vuole sapere davvero tutto, mentre lavora per aumentare giorno dopo giorno la sua influenza. Potendo contare sulla benevolenza di certa politica italiana che non vede, o non vuol vedere, il pericolo.

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Ma guarda un po’, sono debiti…

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