in

Città intere ostaggio degli hacker: così i pirati informatici costringono a pagare profumati riscatti

Città intere ostaggio di quelli che le autorità definiscono “attacchi coordinati”, che hanno mandato in tilt di colpo telefoni, e-mail, servizi di pubblica utilità. E in alcuni casi, le amministrazioni hanno preferito cedere alle richieste dei ricattatori e mettere mano al portafogli. Lake City e Riviera Beach hanno sborsato 460 mila euro in cambio della fine delle ostilità, la Florida e Jackson Country 600 mila. Gli hacker hanno colpito ventidue piccoli paesi del Texas mandando in tilt biblioteche e computer, al punto da far intervenire la Guardia Nazionale.

Siamo di fronte all’ultima frontiera del ricatto digitale: dopo aver preso di mira in passato soprattutto le aziende, ora gli hacker iniettano virus ransomware nei sistemi informatici di città, contee e tribunali. Basta che un qualunque impiegato apra una mail e clicchi su un file per piegare i sistemi, gettando nel caos le istituzioni che si trovano poi a fare puntualmente i conti con l’annoso dilemma: pagare il riscatto o tentare di cavarsela da soli. lasciando le istituzioni nel dilemma se cedere al ricatto così da ricevere il codice «magico» per ripartire o provare a liberarsi da soli.

Baltimora, ad esempio, ha deciso di non piegarsi. Ma per ripristinare ogni servizio manomesso dagli hacker ha impiegato settimane, con risultati disastrosi per l’economia. Gli hacker volevano 76mila dollari, la città ne ha spesi 5,3 milioni. Anche ad Atlanta tener testa ai ricattatori è costato caro: la richiesta era di 51mila dollari, il conto per rimettersi in piedi si aggirerebbe attorno ai 17 milioni e ancora oggi non tutti i computer sono tornati funzionanti. Vero, però, che pagare dà nuova linfa ai pirati informatici: “Se questa sarà confermata come una nuova fase — ha detto al New York Times Allan Liska, analista della compagnia di cybersecurity Recorded Future — siccome i cattivi ragazzi adorano copiarsi a vicenda, vedremo una continua accelerazione di questi episodi”. Molto spesso gli obiettivi degli attacchi sono piccole città perché i loro sistemi informatici sono datati, meno protetti e non hanno soldi sufficienti a comprare sofisticati sistemi di cyberdifesa.

Secondo la conferenza dei sindaci degli Stati Uniti, almeno 170 comuni, province o agenzie statali sono state prese di mira dal 2013 a oggi, ma 22 di questi attacchi (non compreso l’ultimo, multiplo, del Texas) sono avvenuti nei primi nove mesi di quest’anno. I ransomware esistono da anni, ma hanno cominciato a diffondersi in maniera più pervasiva, spiega il Washington Post, man mano che forme di pagamento online relativamente anonime si sono rese disponibili ai malfattori (per esempio criptovalute come i bitcoin). Secondo i funzionari dell’intelligence, la maggior parte degli autori di questo tipo di crimine informatico viene dall’Est Europa, dall’Iran e più raramente dagli Stati Uniti. L’incubo delle autorità è ora, come comprensibile, che possano rivelarsi vulnerabili i sistemi di registrazione al voto e le stesse macchine per votare.

Potrebbe interessarti anche: https://www.ilparagone.it/lavoro/lavoro-15mila-offerte-cyber/

Il valzer delle nomine: da Alitalia a Eni ed Enel, in ballo ci sono 400 poltrone

Renzi denuncia “manovre per far saltare l’intesa Pd-5S” e guarda con interesse al possibile accordo di governo