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Fatturato dimezzato per il 40% delle aziende. L’Istat presenta la foto horror dell’economia italiana

Difficile vedere la fine. Il tessuto produttivo dell’economia italiana ha ricevuto duri colpi. L’Istat, attraverso un’indagine volta a indagare la reazione delle imprese alla fase del lockdown, di cui ci informa il Corriese della Sera, riferisce che il 38% delle aziende “segnala rischi operativi e di sostenibilità della propria attività”. Su 90mila attività che producono l’89,8% del valore aggiunto nazionale, il 51,5% prevede una mancanza di liquidità necessaria per far fronte alle spese previste fino alla fine del 2020.

Le microimprese, con 3-9 addeti, che hanno sospeso le attività sono state una su due, ovvero il 48,7%, contro il 14,5% delle grandi con oltre 250 addetti. il 42,8% ha fatto richiesta per per ottenere almeno una delle misure di sostegno della liquidità, ma al momento della rilevazione, solo 4/10 aveva ottenuto gli aiuti richiesti. Gli ammortizzatori sociali, invece, sono stati usati dal 70,2% delle aziende. Solo il 2,9% delle imprese non si è affidata a nessuna misura di revenzione, il 96,7% ha provveduto alla sniaficazione degli ambienti di lavoro e ha fornito ai dipendenti i dispositivi di protezione. 

I dati trovano riscontro in ciò che segnala Banca d’Italia, ad aprile le” entrate tributarie hanno subito una contrazione del 20,4%, per un valore di 6,2 miliardi in meno”. La sospensione dei versamenti fiscali e il crollo economico generale hanno già comportato finora un effetto importante sul debito pubblico. Solo ad aprile si è registrato un “aumento di 36 miliardi rispetto al mese precedente, arrivando così alla quota di 2.467,1 miliardi. Anche il dato dell’inflazione con un meno davanti -non accadeva dall’ottobre 2016- rappresenta un dato allarmante. 

L’economia reale e i dati parlano chiaramente. I provvedimenti presi finora non prospettano nulla di buono. È difficile vedere la fine. Non danno nulla per salvare le imprese in difficoltà che invece potrebbero ripartire. La logica utilizzata per costruire la ripartenza è una logica sbagliata. Bisogna cambiare il pensiero di fondo per poter rimettere in moto i motori dell’economia italiana. 

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