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Ecco come il food delivery “frega” i nostri dati. E poi ci guadagna

Una vera e propria miniera d’oro. Il delivery food, sempre più di moda anche in Italia, ha la possibilità di “fregare” i nostri dati e di riutilizzarli per guadagnare cifre da capogiro. Come? Ad aprile, alcuni rider di Deliverance Milano, rappresentanza autonoma dei lavoratori del delivery food, hanno scritto un post Facebook per denunciare l’uso dei dati delle aziende per cui lavorano. Milano è la città che da sola copre oltre il 60% del food delivery in Italia.

Rivolgendosi ai clienti i rider hanno scritto: “Sappiamo tutto di voi. Sappiamo cosa mangiate, dove abitate e che abitudini avete. E come lo sappiamo noi, lo sanno anche le aziende del delivery. Queste piattaforme come sfruttano noi lavoratori senza farsi alcuno scrupolo, sfruttano anche voi, speculando e vendendo i vostri dati”.

“Questo è il lato oscuro della gig economy: si produce valore in tutti i modi possibili, dal servizio di vendita del prodotto al trasporto a domicilio delle merci, fino alla mappatura dei dati, alla loro analisi e alla loro compravendita”. Spiega a Fortune Italia uno di loro: “Le app hanno dati sia dei rider che dei clienti. Se, per esempio, si volesse sapere quanto è consumato il sushi in una determinata zona della città, si può accedere alla mappa delle consegne e avere a disposizione la traccia del mercato dei ristoranti partner”.

Le app di delivery food, dunque, fagocitano dati, provvigioni e iscrizioni a una velocità spaventosa. La grande forza di queste piattaforme è avere il vantaggio di poter guardare dall’alto tutto il settore della ristorazione.

E cosa se ne fanno dei nostri dati? Per l’iscrizione serve indirizzo mail, password, nome e cognome, indirizzo di consegna, metodo di pagamento e numero di cellulare. Uno dei dati più interessanti è quello sulla posizione del cliente: accedendo alla posizione del cliente nel preciso momento dell’ordine, le app riescono a mappare le abitudini di consumo sulla loro base geografica. Questo è un dato rarissimo e altrettanto prezioso, a cui solo le piattaforme possono accedere.

Ricordiamo infine che Amazon, non a caso, a maggio ha iniettato come “principale investitore” 575 milioni di dollari in Deliveroo, una delle principali aziende di food delivery. Deliveroo è presente in 75 città italiane con 7500 rider. Just Eat opera in mille comuni con 11 mila locali affiliati. Uber Eats serve 9 città italiane con 2500 ristoranti. Moovenda, unica app italiana tra quelle citate, ad oggi è presente in quattro città con 250 fattorini.

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