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Ex Ilva: basta con i sovranisti che si piegano al volere delle multinazionali

La notizia del passo indietro di ArcelorMittal, che ha annunciato di voler mollare l’ex Ilva entro 30 giorni, ha scatenato reazioni di ogni tipo. Alcune comprensibili, come la preoccupazione per chi in quegli impianti lavora e rischia di perdere il proprio posto. Altre quantomeno contraddittorie, come quelle dei sovranisti che puntano il dito contro uno Stato che, per una volta, si è comportato come tale, con un intervento sacrosanto.

Il motivo del contendere è infatti quell’immunità penale sulla quale ArcelorMittal chiedeva di poter fare affidamento e che gli è invece stata, giustamente, negata. Un’Italia che vuole dirsi realmente sovrana non può consentire a una multinazionale di arrivare sul proprio territorio e dettare legge, come è probabilmente abituata a fare altrove. E d’altronde chi, se non proprio ArcelorMittal, ha toppato in pieno il piano industriale? Le colpe non vanno certo cercate altrove.

ArcerolMittal ha già ampie garanzie, quelle del nostro codice penale. Perché servirebbero norme speciali? Non si può essere sovranisti se si china il capo di fronte alle aziende straniere. Resta il problema di cosa fare ora: l’Europa, da questo punto di vista, dovrebbe (bene usare il condizionale) tenderci la mano, visto che la produzione dell’acciaio è importante per l’intera comunità, e venirci incontro. Se questo non dovesse accadere, la nazionalizzazione resta l’opzione più valida.

Una nazionalizzazione da fare in violazione delle regole di Bruxelles, certo. Ma necessaria di fronte a un’Ue che non gradisce il ricorso ai soldi pubblici, che verrebbero visti come aiuto di Stato. Purché si dica basta, però, ai sovranisti che vogliono un’Italia padrona ma poi non esitano a chinare il capo di fronte alle multinazionali.

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