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Bankitalia e la Popolare di Bari: nessuno si oppose alle nomine di amministratori dal curriculum pieno di orrori

“È giusto che ci siano risarcimenti dove ci sono state delle truffe”. Con queste parole il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri si è presentato a quel macro gruppo di azionisti, obbligazionisti e azionisti che si sentono traditi dalle manovre della Banca Popolare di Bari. Migliaia di persone finite a loro insaputa in un meccanismo rischioso, che le esponeva a rischi altissimi. Potendo godere della poca attenzione, per dirla con un eufemismo, di chi avrebbe dovuto svolgere il ruolo di controllore: Bankitalia.

Bankitalia e la Popolare di Bari: nessuno si oppose alle nomine

Il ruolo di Banca d’Italia resta infatti al centro dell’attenzione della vicenda, nonostante le parole del governatore Ignazio Visco e di Vincenzo De Bustis che hanno negato in queste settimane ogni atteggiamento benevolo nei confronti dell’istituto popolare da parte di chi doveva monitorarne l’operato. De Bustis che, ha ricordato in queste ore Giorgio Meletti su Il Fatto Quotidiano, era stato sanzionato già nel 2001 come direttore generale della Banca del Salento per “trasferimenti di titoli dal comparto di negoziazione a quello immobilizzato in assenza delle prescritte condizioni”. E che nel 2005 è stato multato per quasi 150 mila euro dalla Consob per irregolarità nella distribuzione dei prodotti finanziari My Way e For You, 2 miliardi di euro raccolti tra 90 mila clienti.

Bankitalia e la Popolare di Bari: nessuno si oppose alle nomine

Eppure nessuno ha mosso un ciglio quando è saltato in sella alla Popolare di Bari come consigliere delegato, men che meno Bankitalia. Claudio Tito su Repubblica faceva notare come nel 2014 “è stata approvata dal Parlamento una direttiva europea che renderebbe più stringenti i requisiti per i manager delle banche. Quella direttiva non è mai entrata in vigore: non è stato varato il regolamento attuativo. Quindi anche in occasione della definizione dell’ ultimo vertice della Popolare sono stati utilizzati i requisiti, molto più laschi, che risalgono al 1998”. Se i nuovi criteri fossero applicati, scriveva lo Studio Ambrosetti, rischierebbe di saltare un consigliere d’ amministrazione su quattro nei vari istituti. A quanto pare, però, finora nessuno ha trovato il coraggio di sfidare l’ira dei banchieri.

E così nel frattempo Bce e Bankitalia proseguono con un tacito accordo che vede l’organismo di vigilanza finire spesso nell’occhio del ciclone per vicende legate la nomina di vertici dal curriculum tutt’altro che perfetto. Due anni fa Visco, in audizione davanti alla commissione parlamentare d’ inchiesta sulle banche, affrontò il caso di Marco Morelli, messo al vertice di Mps nonostante la pesante sanzione ricevuta da Bankitalia proprio per fatti “gravissimi” commessi come dirigente dello stesso Monte dei Paschi. L’allora capo vigilanza Carmelo Barbagallo disse: “La differenza tra la nuova normativa e la vecchia normativa sta nel fatto che per la nuova normativa sarà obbligatorio tenere conto delle sanzioni, come anche delle procedure penali in essere. Però, pur non essendo obbligatorio, questo aspetto è stato preso in considerazione ed è stato ritenuto che non incidesse nella situazione di Morelli”. De Bustis, a sua volta, è finito senza problemi in cima alla Popolare di Bari. In questo caso, si è detto, sono state usate le vecchie regole. La differenza, francamente, pare invisibile agli occhi.

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