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“Ritardi? È colpa degli Stati”. L’Ue se ne lava le mani e von der Leyen fa scarica barile

Ecco la sintesi perfetta dell’Ue. Ha fatto la voce grossa per gestire da sola la campagna di vaccinazione. Ha fallito clamorosamente, come sempre, e adesso per bocca della presidente della Commissione, la tedesca von der Leyen, fa scarica barile e dice che i ritardi sono colpa dei singoli Stati. Messa sotto accusa dai paesi membri per la lentezza sui vaccini (la percentuale di vaccinati varia dall’1 al 5% della popolazione, contro 20 milioni di vaccinati in Gran Bretagna, più del 50% della popolazione in Israele e l’impegno di 100 milioni di vaccinati nei primi 100 giorni di Biden negli Usa), la von der Leyen si è detta “stanca” che la Commissione sia presa come “capro espiatorio” da paesi che sono responsabili per una buona parte dei ritardi delle campagne di vaccinazione.

Mentre il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Sholz, come riporta Il Manifesto, è arrivato a definire la politica dei vaccini della Ue uno “spettacolo di merda totale”. Come dargli torto? Ma adesso Bruxelles promette un’accelerazione dell’arrivo di dosi che dovrebbe permettere di “ristabilire la libera circolazione di beni e persone”. Ma come sottolinea Anna Maria Merlo si tratta solo di “supposizioni, visto che non c’è trasparenza sugli impegni per le consegne”.

La Commissione quindi ci tiene a far notare che anche gli Stati hanno una parte di responsabilità nella lentezza delle campagne di vaccinazione: Belgio, Francia, Italia, Repubblica ceca, Slovacchia hanno utilizzato solo un quarto delle dosi di AstraZeneca ricevute, la Germania un terzo. Il nervosismo sui vaccini straripa anche dai confini Ue. Ieri, a Londra un diplomatico europeo è stato convocato dal governo britannico per spiegazioni, dopo le accuse del presidente del Consiglio, Charles Michel, all’inizio della settimana, contro il “nazionalismo dei vaccini” di Gran Bretagna e Usa.

E mentre in Europa scarseggiano le dosi, la Ue, attraverso Covax, il programma di aiuti dell’Oms, ha permesso l’arrivo di più di un milione di dosi in Africa, mentre secondo il New York Times, avrebbe esportato 25 milioni di dosi in 31 paesi nel solo mese di febbraio (8 milioni in Gran Bretagna, 3 milioni al Canada, 2,5 al Messico, 650mila agli Usa), confermandosi il primo paese esportatore del mondo. Ma secondo von der Leyen la colpa è degli Stati e non dell’Europa.

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