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Spariti i messaggi per salvare la Von der Leyen. Giallo a Bruxelles e scoppia il caso

Pubblicato il 30/06/2022 09:54

Scoppia un altro caso in Ue sul fronte vaccini. Se la questione ha visto fin dall’inizio molte più ombre che luci, ora arriva il sipario a far calare le tenebre. E il giallo si fa sempre più fitto, alimentando (per non dire confermando) quei sospetti che nei primi tempi venivano messi a tacere screditando chi li voleva indagare, derubricando tutto a complottismo. Ebbene, la Commissione Europea non ha conservato e quindi non ha fornito i messaggi di testo che si sono scambiati la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e il Ceo di Pfizer Albert Bourla dal primo gennaio 2021 in poi, quando l’Ue lottava per avere i vaccini necessari a immunizzare la popolazione contro la Covid-19 e ci è riuscita solo grazie al colosso farmaceutico Usa. Gli sms, a quanto pare, sono dunque spariti. Qual era il loro contenuto? Perché non si è voluta lasciare traccia? (Continua a leggere dopo la foto)

A chiederli – come riporta Il Tempo – era stato un giornalista che lavora a Bruxelles, “dopo averne letto sul New York Times, facendo una regolare richiesta di accesso agli atti, che gli era stata negata. Insoddisfatto della risposta, il cronista si è rivolto all’Ombudsman europeo, Emily ÒReilly, che ha chiesto alla Commissione di produrre quei messaggi. Ora la Commissione – presieduta da von der Leyen – ha risposto all’Ombudsman che «quando un documento redatto o ricevuto dalla Commissione non contiene informazioni importanti e/o è effimero e/o non ricade nella sfera istituzionale di responsabilità dell’istituzione, non soddisfa i criteri per la registrazione e, pertanto, non viene registrato. Tali documenti effimeri non vengono conservati e, di conseguenza, non sono nelle disponibilità dell’istituzione»”. (Continua a leggere dopo la foto)

Il mediatore aveva chiesto al gabinetto della presidente della Commissione “di identificare solo i documenti che soddisfano i suoi criteri di registrazione. In quanto tale, il gabinetto della presidente della Commissione non era tenuto a identificare alcun messaggio di testo e la Commissione non ha pertanto valutato se tali messaggi dovessero essere divulgati. Il mediatore ritiene che ciò costituisca cattiva amministrazione e che la risposta fornita «non sia soddisfacente»”. (Continua a leggere dopo la foto)

Per far fronte a ciò, ha raccomandato alla Commissione di chiedere al gabinetto di von der Leyen di cercare nuovamente i messaggi pertinenti, chiarendo che la ricerca non dovrebbe essere limitata ai documenti registrati o ai documenti che soddisfano i suoi criteri di registrazione. “La decisione finale verrà pubblicata nelle prossime settimane, con un’analisi dettagliata. Ma il caso è destinato ad esplodere già nelle prossime ore”.

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