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“Vittoria!”. Agricoltori e follie green, la Von der Leyen costretta a piegarsi. Ma solo a metà

Pubblicato il 06/02/2024 13:38

Forse c’è uno spiraglio nel muro di gomma che, sino a oggi, l’Unione Europea ha opposto alle richieste sempre più pressanti dei cittadini. La rivolta dei trattori sembra aver ottenuto un risultato importante. Che poi si tratti di “tenerli buoni” o di una reale volontà di tornare sui propri passi, questo si vedrà. Il sospetto che per ora si cerchi solo di arginare la protesta c’è. Ma anche la speranza che”marciando uniti” si possano cambiare le cose, almeno in parte. In questo senso, gli agricoltori possono essere di esempio per tutti. La portata della rivolta che è arrivata a sfiorare il Parlamento europeo e ha bloccato intere città in Francia e Germania ha costretto la Von Der Leyen a cambiare registro e a piegarsi. Così, la Commissione Europea si appresta a ritirare la proposta di regolamento Sur che riguarda l’uso dei pesticidi. (continua dopo la foto)

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La direttiva era diventata un punto focale della discussione di questi giorni. Gli agricoltori non mettevano in dubbio la necessità di rendere più sostenibile l’uso degli antiparassitari. Ma le modalità scelte e il fatto che le decisioni fossero “calate dall’alto”, senza consultarli e senza tenere conto delle conseguenze anche economiche. Von der Leyen quindi alla fine ha fatto marcia indietro. Ma non si arrende, e usa il classico metodo del bastone e della carota. Obbligata dalle circostanze a far buon viso a cattivo gioco, vista la portata della protesta, dapprima cerca di “lisciare” i rivoltosi. “Solo se i nostri agricoltori potranno vivere della Terra”, dice, “potranno investire nel futuro. E solo se realizziamo insieme i nostri obiettivi climatici e ambientali, saranno in grado di continuare a guadagnarsi da vivere. Dovremmo riporre più fiducia in loro”. (continua dopo la foto)

Poi, però, la Presidente Ue adotta il metodo-Ferragni: “E’ stato un errore di comunicazione”, si potrebbe riassumere la seconda parte del suo intervento. “Forse la Commissione Europea non è stata abbastanza convincente”, aggiunge infatti, “nel persuadere gli agricoltori che le misure pro-natura del Green Deal convengono anche a loro”. Insomma, in Commissione non si sono spiegati abbastanza bene. Unica ammissione di “colpa”, il fatto che il piano sia stato imposto dall’alto e non discusso con gli interessati. Come se fosse una cosa da poco. E intanto le proteste continuano, perché in gioco non c’è solo una direttiva, ma la sopravvivenza di tutto il comparto agricolo europeo.

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