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“Vi spiego perché sono sicuro di non vaccinare i miei figli”

Di seguito riportiamo la lettera che ci è stata inviata da uno dei nostri lettori.

Bisognerebbe smetterla di esasperare i toni perché non giovano ad un’esatta comprensione della situazione. Usciamo dalla teoria ed entriamo nella pratica. Io ho scelto di non vaccinarmi e di non far vaccinare i miei figli, mentre ho insistito affinché i miei genitori ultra ottantenni si vaccinassero ed ora insisterò affinché facciano le terza dose che dovrebbe coprirli dalla variante. Perché queste scelte a me non paiono in contraddizione fra loro?

Lo Stato e la scienza non se la sono sentita di assumersi la responsabilità di rendere obbligatorio questo vaccino e quindi ritengo che vogliano che io mi assuma le mie responsabilità. E così ho fatto. Mi sono quindi trovato davanti ad un problema complesso e siccome il mio mestiere è quello dell’imprenditore ho fatto quello che faccio ogni giorno sul mio lavoro: un calcolo costi-benefici. In questo calcolo la scelta di vaccinare i miei genitori in fascia a rischio era ovvia: la probabilità di eventi fatali in caso di contagio era palesemente superiore a quella dei possibili effetti collaterali del vaccino a breve, mentre quelli a lungo (altri cent’anni di vita, per carità) avevano meno rilevanza visto la loro età.

Prodotto dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Roma, 30 giugno 2021


Diverso è il discorso per me, cinquantenne con lo 0,0005 di possibilità di morire di Covid, percentuale ancora minore dal momento che sono fra quelli che il contagio lo hanno già superato senza quasi accorgermene. In questo caso è evidente che gli effetti collaterali a breve (che nel caso di chi lo ha già avuto hanno un rischio più che raddoppiato di manifestarsi in modo grave) e l’incertezza su quelli a lungo (metteteci anche la mia ipocondria nel calcolo) nonché la sempre maggiore efficienza delle cure domiciliari mi hanno convinto a non fare il vaccino. Aggiungete che la scienza non mi ha certo rassicurato circa la sua piena comprensione del fenomeno quando ha prima detto che quelli nella mia condizione avrebbero dovuto fare due dosi e poi, qualche giorno fa, le ha ridotte a una “in base a nuovi studi…”.

Prodotto dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Roma, 30 giugno 2021

Veniamo ai miei figli, 14 e 16 anni. Ecco qui non ho avuto nessunissimo dubbio. Gli effetti collaterali gravi a breve della vaccinazione si concentrano soprattutto nelle fasce di età più giovani, mentre la probabilità che il covid causi eventi fatali o gravi su di un minore è praticamente identica a quella di avere un incidente aereo. La riflessione poi sugli effetti a lungo del vaccino mi ha tolto ogni residuo dubbio. Ho letto e riletto tutte le avvertenze della Pfizer sul suo vaccino e sul fatto che sia “stato autorizzato per un uso di emergenza” e che la fase di sperimentazione si dovrebbe chiudere a fine 2022 inizio 2023.

In buona sostanza l’opinione che mi son fatto è che non sanno molto degli effetti a lungo termine e questa, del resto, è la ragione per cui, aggiungo giustamente, chiedono di essere mallevati da eventuali danni da vaccino: “Siamo in emergenza, noi abbiamo trovato una cosa che funziona, con effetti collaterali a breve non troppo gravi, ma si tratta di una cura nuova e se volete utilizzarla, visto che è l’unica, allora fatelo, ma a vostro rischio e pericolo. Noi vi abbiamo avvertiti”.
Quindi i miei figli non li espongo a rischi a breve più consistenti che per le altre fasce d’età (e questi, statistiche alla mano, non sono assolutamente gli stessi della tachipirina) e non gli metto sulla testa un’ipoteca sui effetti a lungo termine assolutamente impossibili da prevedere oggi.
E se questi effetti fossero gravi? Quante volte le nuove cure e i nuovi farmaci hanno rilevato effetti collaterali gravissimo a lungo termine? Ci sono casi di aziende farmaceutiche condannate a miliardi di multa per aver causato la morte di centinaia di migliaia di persone: su tutti il caso della Purdue Pharmàs OxyContin e di altre case farmaceutiche, che hanno causato la morte di oltre 450 mila persone negli ultimi due decenni costata solo alla Purdue 8,3 miliardi per chiudere la causa. Insomma, senza entrare nella narrazione esagerata di Big Pharma, resta il fatto che c’è anche il business di mezzo a questa questione e se addirittura le case farmaceutiche mi chiedono una lunga liberatoria, nel mio mondo, quello degli affari, questo significa una sola cosa: “Non sono sicuro di quello che succederà”. Quindi nessun dubbio, i miei figli non li vaccino.

C’è poi un’ultima questione, tutta etica, che mi son posto: “È questo un atteggiamento responsabile verso la società, verso gli altri?”. Il contagiato senza vaccino sembra che contagi con una carica virale più alta (ma recentissimi studi affermano che questa carica è identica) e quindi più letale per le fasce della popolazione a rischio. Ma se le fasce a rischio sono ormai vaccinate con percentuali vicine all’ottanta percento quale sarebbe il danno per loro dal momento che sono già “coperte” dalla vaccinazione? E se il vaccino è a disposizione di tutti non posso sentirmi responsabile se contagio qualcuno che a sua volta non ha voluto vaccinarsi. Queste le mie risposte al “dilemma etico”.

Come potete vedere non si tratta di un ragionamento da no vax (i miei figli hanno fatto e continueranno a fare tutte le vaccinazioni obbligatorie) né da “terrapiattista” e non vedo proprio perché debba essere trattato come un imbecille fanatico mentre penso di essere un uomo che ha sempre avuto successo nel risolvere problemi complessi e un padre premuroso anche se, lo riconosco, un po’ apprensivo. Ma quando dal 6 agosto mi ritroverò davanti il Green Pass mi sentirò trattato esattamente da imbecille. Questo provvedimento che a Roma chiamerebbero “paraculo” non è illegale perché forza le libertà in nome di un’emergenza, ma perché impone in modo surrettizio un trattamento sanitario senza che questo sia previsto per legge e ricordo che questa “riserva di legge è di rango costituzionale”.


“Non è vero – mi risponderebbe un azzeccagarbugli – non sei obbligato a vaccinarti dal momento che puoi fare un tampone.” Sì, se non dovessi farne uno ogni 48 ore e se non dovessi pagarlo 20 o 14€ ognuno. Ecco, vedi perché non mi sento trattato da cittadino, ma da imbecille? Perché chiunque capirebbe che con il Green Pass vuoi rendermi la vita impossibile senza riconoscere nessuna dignità alle mie opinioni e soprattutto ai miei diritti. È per questo che per me questa battaglia contro il Green Pass è diventata simbolica di un tentativo di far regredire la vita democratica a tempi che pensavamo dimenticati. Ma spero di essere smentito. Spero che il sistema sanitario decida di fornire tamponi gratuiti a tutti e di allungare ad una settimana il valore del tampone. In questo caso per quanto complicato, mi dovrei ricredere ed allora sì, riterrei il Green Pass una misura di profilassi dura, ma quasi accettabile in quanto soddisfa le esigenze di quei cittadini che non la pensano come me e in quanto bilancia le libertà individuali con il diritto alla salute, anche se con un’occhio di riguardo all’ipocondria nazionale.

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