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“Lockdown non serve: varianti non siano clava politica”. Il direttore dello Spallanzani sbotta

Fortunatamente alle scelleratezze del ministro Speranza e a quelle di tanti virologi, ora rispondono dei loro colleghi con posizioni opposte. Il direttore dello Spallanzani Francesco Vaia, ad esempio, è intervenuto a gamba tesa sull’ennesimo dibattito sulla possibilità di un lockdown totale: “No all’utilizzo delle varianti come ‘clava politica’, siamo contrari che si creino delle psicosi di massa. Il nostro laboratorio sta lavorando sulle varianti di Sars-CoV-2, che sono un problema che deve destare attenzione, ma non panico. Siamo contrari che si creino delle psicosi di massa”. (Continua a leggere dopo la foto)

Lo ha spiegato il direttore sanitario dell’Inmi Spallanzani di Roma, ospite di RaiNews24. “A settembre – ha ricordato – la variante spagnola ha determinato un aumento dei contagi nelle fasce giovanili e il messaggio era ai ragazzi di fare attenzione perché potevano essere dei vettori per gli anziani”. Quanto all’ipotesi di un nuovo lockdown totale, per Vaia “non si tratta di aggravare le misure anti-Covid, ma applicare con severità le misure che abbiamo”. (Continua a leggere dopo la foto)

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“Un lockdown severo non serve, ma occorrono chiusure chirurgiche. Voglio dire un No netto e chiaro all’utilizzo delle varianti come ‘clava politica’. La scienza sia sempre libera da interessi economici e politici”, ha scritto poi Vaia in un post su Facebook. Ma Vaia non è solo nella sua lotta dal fronte della scienza contro la chiusura totale: “Lockdown? Sotto questa parola si dice tutto e non si dice niente”, dichiara l’epidemiologo Lopalco, assessore alla Sanità della Regione Puglia. (Continua a leggere dopo la foto)

Aggiunge Lopalco: “Semmai in questo momento anziché parlare di lockdown penserei a delle misure selettive, rafforzate, per evitare tutte quelle situazioni in cui il virus circola di più e che conosciamo ormai bene”. Sulla stessa linea anche Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali), secondo cui “ridiscutere oggi di fare o meno un lockdown nazionale non serve a nulla, come non serve minacciarlo”.

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