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I ritardi di Pfizer non c’entrano. Open smaschera i buchi del piano vaccinale del governo

Ancora prima dei ritardi annunciati dalla Pfizer, le lacune del piano vaccinale italiano ideato dal governo e dal supercommissario Arcuri, avrebbero portato comunque a milioni di persone escluse persino dalla prima dose di vaccino. Se ne deduce, quindi, che ora il governo stia utilizzando la questione dei ritardi – che va comunque condannata – per mascherare le sue colpe e i suoi soliti errori di calcolo. Per non dire solite promesse da marinai. A mettere in fila i pezzi, ci ha pensato Giada Giorgi su Open, dove spiega: “Dopo settimane di obiettivi sbandierati e numeri promessi ben al di là delle reali possibilità, l’annuncio pubblico del viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri è stata la prima grande resa della campagna vaccinale: fino a diversa comunicazione il piano non va avanti. Giusto il tempo di riuscire a somministrare le seconde dosi per chi ha già ricevuto la prima iniezione e poi la corsa si arresta”. (Continua a leggere dopo la foto)

Questo comporterà lo slittamento di 4 settimane delle vaccinazioni per gli anziani over 80, tra i soggetti messi più a rischio dall’infezione da Covid-19. “Da quanto annunciato da Sileri sarebbe stata dunque tutta colpa di Pfizer. Ma quello che i conti sui numeri del governo ci dicono da settimane è che il piano non sarebbe stato comunque rispettato. Ed è così che i ritardi della big pharma appaiono oggi come la migliore foglia di fico dietro cui nascondersi per giustificare un problema presente ancora prima degli ultimi rallentamenti. Prima che la campagna fosse minata dai ritardi e dagli annunci di consegne quasi dimezzate, in più occasioni Open aveva ribadito quanto con le dosi accordate finora (a ritmo regolare) e con una certa media di iniezioni giornaliere, il Paese non sarebbe riuscito a vaccinare i 6,5 milioni di persone entro il primo trimestre, al contrario di quanto promesso”. (Continua a leggere dopo la foto)

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Spiega Giorgi: “Partendo dai numeri riportati sul calendario vaccinale italiano, il totale delle categorie con priorità per il primo trimestre 2021 ammonta a quasi 6 milioni e mezzo di persone. La somma cioè di operatori sanitari (1.404.037), ospiti/lavoratori di Rsa (570.287) e ultra 80enni (4.4 milioni). Alla luce delle forniture di vaccino che sarebbero dovute arrivare in Italia, escludendo quindi ritardi e riduzioni, i conti ci dicono che la prima fase non sarebbe stata rispettata: 6 milioni e mezzo di persone equivalgono a 13 milioni di dosi da iniettare, considerata la doppia inoculazione necessaria per garantire la completa immunità promessa dai dati di sperimentazione. 95% per Pfizer, 94.1% per Moderna. Le dosi di vaccino che, senza rallentamenti, Pfizer avrebbe dovuto garantire all’Italia nel primo trimestre sono 8.794 milioni. Quelle garantite da Moderna 1,3 milioni. In tutto fanno 10.094. Con l’incognita Astrazeneca, in cui il paese ha vissuto già dai primi giorni di campagna vaccinale, riuscire a immunizzare 6.5 milioni di persone risultava già impossibile prima dei rallentamenti. All’appello difatti sarebbero mancate circa 3 milioni di dosi, che il governo avrebbe dovuto sperare di ottenere o da ulteriori accordi o dall’approvazione di qualche altro vaccino”. (Continua a leggere dopo la foto)

“Provando a calcolare la coerenza degli obiettivi che si era dato il governo in termini di tempi e non solo di dosi – analizza Giorgi – anche in questo caso si vede come il ritmo giornaliero di somministrazioni garantito dal Paese non sarebbe stato in grado di poter rispettare le promesse, a prescindere dai rallentamenti di Pfizer. Calcolando il numero delle somministrazioni dal 31 dicembre, giorno in cui le dosi di Pfizer sono state distribuite su tutto il territorio nazionale, fino alla data del 18 gennaio, e cioè prima dei ritardi, era possibile registrare per l’Italia una media di circa 60 mila iniezioni al giorno (ora diminuita a 54mila)”. (Continua a leggere dopo la foto)

Cosa se ne deduce? Che con tale velocità saremmo arrivati alla fine di marzo con 7.6 milioni di iniezioni mancanti all’appello. E quindi con 3.8 milioni di persone per cui sarebbe stata a rischio perfino la prima somministrazione. “Vale a dire quasi tutti gli ultraottantenni. E ancora: con 60 mila iniezioni al giorno, per i 3.8 milioni di persone che non avrebbero ricevuto la prima dose entro la fine del primo trimestre, la somministrazione della prima dose si sarebbe conclusa a fine maggio. Con un’immunità completa (prima e seconda dose) a quel punto prevista non prima di fine luglio. Dividendo infatti i 7.6 milioni di dosi esclusi dalla prima fase per la media delle 60 mila giornaliere, vedremo che occorrerebbero oltre 100 giorni per garantire la doppia somministrazione ai 3.8 milioni di persone”. Conclude Giorgi: “Ora il piano rallenta ulteriormente con una media giornaliera di 54 mila iniezioni al giorno. Ma è il rallentamento di un piano vaccinale già compromesso fin dall’inizio, con il considerevole divario tra risorse garantite e promesse fatte”.

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