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Un grande ingorgo di pagamenti. Lavoratori autonomi: “Costretti a chiudere se le tasse non slittano”

Da oggi settimana di fuoco per 6 milioni di italiani che si trovano a dover pagare il conto rispettando numerose scadenze fiscali. Fino a fine luglio sul calendario si sono accumulate 246 scadenze, di queste 51 sono previste solo in questa giornata. Tra i vari versamenti previsti Irpef, Ires, Irap, Iva, diritti camerali, imposta di bollo fatture elettroniche, contributi provideziali. Altri 65 versamenti entro il 30 luglio e 26 entro il 31 luglio.

Le casse dello Stato dovrebbero incassare un totale di 33,8 miliardi. Un colpo grosso per le tasche degli italiani a distanza di solo due mesi dalla fine del lockdown. È impensabile pretendere che i piccoli e medi imprenditori riescano a farsi carico di un tale peso fiscale. Altro che rinvii, qui si sarebbe dovuto attuare un giubileo fiscale. È una follia! Non solo il governo non ha dato la liquidità necessaria per aiutare le aziende a sopravvivere, ma peggiora la situazione di fragilità pretendendo i pagamenti e concentrandoli tutti in un soffocante ingorgo.

Mentre il governo chiude i ponti e fa orecchie da mercante -tra cui Laura Castelli, viceministro dell’Economia, che “non ha mai avuto intenzione di fare sconti” alle imprese e che in tutta risposta alla situazione di crisi ‘consiglia ai ristoratori di cambiare mestiere’ o Misiani che anche lui nega la possibilità di concedere ulteriori rinvii e ritiene che le partite iva non abbiano bisogno di uno sgravio fiscale in quanto “non stanno peggio degli altri”- la situazione non cambia e “migliaia di lavoratori autonomi” saranno impossibilitati a procedere ai pagamenti”.

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