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Un flop chiamato Malpensa: dall’avvio del Linate Bridge, è boom di ritardi in aeroporto

18 milioni di euro, quelli investiti dalla società Sea per gestire il cosiddetto Bridge, ovvero il trasloco per tre mesi dei voli di Linate all’interno di Malpensa. Un’operazione che però, stando a uno studio compiuto dalla Cub Trasporti, non ha dato i suoi frutti. Dal 27 luglio, ovvero da quando Malpensa ha inglobato anche il traffico di Linate, più di 200 voli al giorno subiscono infatti dei ritardi, dando vita a una situazione decisamente spiacevole per i passeggeri.

“Se analizziamo i dati – si legge nello studio – possiamo verificare che la situazione è ormai consolidata con un terzo dei voli che regolarmente è in ritardo di oltre 15 minuti, mentre per chi parte centinaia di valigie restano regolarmente a terra, e chi arriva deve attendere anche ore per ricevere il proprio bagaglio”. Il giorno peggiore è stato lo scorso 2 agosto, con 294 ritardi accumulati, di cui 77 sono voli Alitalia.

“Non ci convincono le tesi aziendali che parlano per la consegna dei bagagli di un dato fisiologico nella norma (da 1% a 2%) di bagagli non caricati nello stesso volo, mentre per i ritardi sostengono che non sono dovuti alla gestione aeroportuale di Malpensa” spiegano dalla Cub Trasporti. Secondo la sigla di base, a oltre venti giorni dall’avvio del Bridge che, come sostenuto dai vertici Sea, doveva dimostrare che Malpensa può puntare nei prossimi anni a questi livelli di traffico, la Grande Malpensa è un esperimento che non deve avere seguito.

“Gli stessi dirigenti, oltre a spiegare come mai la compagnia Alitalia ha questa situazione di ritardi, debbono anche prendere atto che oltre ai danni subiti dal territorio e dai lavoratori ci sono anche i danni ai passeggeri”.

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