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“No al coprifuoco per i locali”. Il Tribunale di Berlino dà ragione ai commercianti

Mentre in Italia Conte e il governo appaiono sempre più intenzionati a varare un coprifuoco per i locali, in Germania il Tribunale amministrativo di Berlino ha revocato le restrizioni notturne per bar e ristoranti nella capitale tedesca. La decisione – come riporta affaritaliani.it – arriva dopo l’azione promossa da alcuni locali di Berlino che si sono uniti per contrastare la norma, entrata in vigore lo scorso 10 ottobre, che prevede la chiusura dei bar e ristoranti della capitale tedesca dalle 23 alle 6 del mattino.

Stando a fonti citate dalla Bild, 11 esercizi commerciali del settore della ristorazione potranno restare aperti dopo le 23.00. I promotori dell’azione sostenevano che non vi è alcuna giustificazione convincente per la chiusura dei locali e che il coprifuoco – con divieto di vendita di alcolici e di riunione di più di cinque persone all’aperto dopo le 11 – non potrà che garantire che i giovani si spostino in altri luoghi dove non esiste alcun rispetto delle norme di igiene. Ora la decisione sull’annullamento può essere impugnata davanti alla Corte amministrativa superiore di Berlino.

E in Italia? “Ho chiesto ieri al presidente Conte una riunione appena sarà rientrato da Bruxelles per decidere senza indugio nuove misure nazionali per contenere il contagio, ovviamente d’intesa con le Regioni”. A dirlo è il ministro Dario Franceschini, capo delegazione Pd al governo. Franceschini, insieme al ministro della Salute Roberto Speranza, fa parte di quella parte dell’esecutivo più favorevole ad attuare una “linea dura” nel contrasto alla pandemia da coronavirus.

Con l’aumento dei contagi, all’interno del governo e di una parte della comunità scientifica, si paventa la possibilità di proclamare un nuovo periodi di quarantena. Tra le ipotesi, secondo quanto riferisce Repubblica, ci sarebbe quella di un introdurre una sorta di ‘coprifuoco’ anche in vista del weekend e si starebbe pensando anche di reintrodurre la Didattica a distanza, almeno per le scuole superiori.

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