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Toti, tutti i governatori indagati e poi assolti: ecco l’elenco (lunghissimo). Un promemoria per i giustizialisti

Pubblicato il 10/05/2024 12:29

Dopo l’arresto del presidente della Liguria Giovanni Toti, la sinistra ha colto la palla al balzo per attaccare la destra. Come accade spesso, però, si pecca di memoria corta, soprattutto in Italia. Tralasciando i guai giudiziari in corso del presidente della Puglia Emiliano, il punto è un altro. Sono tanti, tantissimi i governatori che in questi anni sono stati disarcionati dalle inchieste. Spesso poi risoltesi in assoluzioni. Presidenti di regione di sinistra, centro e destra, eletti dai cittadini e poi costretti (o spinti) al passo indietro per un’indagine che qualche anno più tardi è finita con un’archiviazione o un’assoluzione. Sarà così anche per Toti? Il Messaggero ha sentito alcuni di questi casi eccellenti, tra cui Mario Oliverio, ex presidente della Calabria dal 2014 al 2020, azzoppato da un’inchiesta per abuso d’ufficio e corruzione e una misura cautelare dell’obbligo di dimora che – attacca – “per tre mesi mi ha impedito di esercitare la funzione per cui ero stato eletto dal 63% dei calabresi”. Poi, nel 2021, l’assoluzione. Ma di certo non è il solo. (Continua a leggere dopo la foto)
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Le accuse, che spesso si uniscono alla gogna mediatica e alla debolezza della politica, azzoppano incarichi, carriere, per poi risolversi in un nulla di fatto da cui però è difficile tornare indietro. Raffaele Lombardo, da governatore della Sicilia, finì sul banco degli imputati per concorso esterno in associazione mafiosa. Nel 2012, a pochi mesi dalla scadenza, lasciò per affrontare l’inchiesta. Ha poi ottenuto due assoluzioni in appello e Cassazione. E Vasco Errani? Ex presidente dell’Emilia Romagna che si dimise nel 2014 dopo una condanna in appello per falso ideologico. Accusa ribaltata in Cassazione e assoluzione anche per lui. Per altri, invece, le vicende giudiziarie sono ancora in corso. Successe all’ex governatore della Toscana Enrico Rossi: l’accusa, ancora in piedi, è di turbativa d’asta, ma lo scorso gennaio i pm hanno chiesto l’archiviazione. E ancora…

Catiuscia Marini, già governatrice dell’Umbria coinvolta in una “concorsopoli” sanitaria, si dimise nel 2019, nel frattempo, però, è stata assolta dalla Corte dei Conti per l’ipotesi di danno erariale. “Parlerò quando di questa vicenda sarà stato scritto l’epilogo”, dice al Messaggero. “Ma mi limito a osservare questo: sono stata costretta alle dimissioni per una vicenda che nulla ha a che fare con l’amministrazione regionale. Questo è un Paese che si dice garantista, ma in cui il giustizialismo viene usato per regolare i conti con gli avversari, anche interni. È giusto che sugli amministratori sia puntato un faro, ma non può bastare un avviso di garanzia e un processo politico-mediatico per sovvertire il funzionamento delle istituzioni”.

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