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Si suicida in carcere la star italiana della musica trap: “Abusi e maltrattamenti.” Cosa è successo

Pubblicato il 13/03/2024 10:37 - Aggiornato il 13/03/2024 11:03

E’ stato trovato morto nella sua cella con una corda al collo. Il trapper Jordan Jeffrey Baby si è ucciso nel carcere Torre del Gallo di Pavia, dove stava scontando una condanna definitiva a 4 anni. A suo carico una pesante accusa: rapina, con l’aggravante dell’odio razziale, nei confronti di un 42enne nigeriano nell’estate del 2022. Un reato commesso in concorso con un altro trapper, Gianmarco Fagà in arte Traffik. Jordan Tinti, questo il vero nome del ragazzo, non era esattamente uno stinco di santo. Ma quella che emerge dalle cronache è anche una terribile storia di abusi subiti in carcere. E getta un’ombra ancora più sinistra sulla tragedia che ha scosso i giovani appassionati al genere, e non solo. (continua dopo la foto)

Tinti era rientrato in carcere dopo un periodo trascorso in una comunità. Il suo Avvocato Federico Edoardo Pisani ha subito annunciato un esposto alla Procura di Pavia per chiedere che venga fatta chiarezza sull’accaduto. E anche sulle motivazioni che hanno portato i giudici a decidere il rientro in carcere del ragazzo. Che era stato accusato di aver violato le regole della comunità per essere stato trovato in possesso di un cellulare e di un pacchetto di sigarette. Il punto è che il trapper, mentre si trovava in carcere, aveva presentato una denuncia per essere stato vittima di un abuso sessuale e di maltrattamenti. Nel primo caso, i Pm pavesi avevano presentato una richiesta di archiviazione. Nel secondo, invece, hanno chiesto il rinvio a giudizio per il presunto autore delle violenze. (continua dopo la foto)

In comunità “ci sono state delle problematiche, anche per le regole molto rigide. Jordan era un affidato ingombrante da gestire”, ha spiegato il legale. Che aveva sentito Tinti per l’ultima volta nella giornata di lunedì. “Era un po’ abbattuto per aver deluso le mie aspettative”, ha spiegato Pisani. “Gli avevo proposto di cercare un’altra comunità ma Jordan mi ha detto che forse il carcere era meglio. Mi aveva anche parlato di una nuova idea discografica”. L’avvocato nella conversazione non aveva colto particolari che potessero far pensare a un suicidio imminente. Ma nella mente di questo ragazzo difficile e dal passato controverso, evidentemente si agitavano ombre troppo scure. Ora sarà la Procura a dover stabilire l’esatto svolgersi dei fatti.

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