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Speranza e Draghi non mollano la presa: “L’Italia resterà chiusa anche se i dati miglioreranno”

Quando è stato il momento di annunciare l’ennesima stretta, con gli italiani chiusi ancora una volta in casa per la manifesta incapacità del governo di affrontare l’emergenza sanitaria e soprattutto economica, qualcuno ha provato a mettere le mani avanti. “Per ora è così, se i dati migliorano vediamo…”. Altri esponenti dell’esecutivo nemmeno se la sono sentita di raccontare l’ennesima balla, consapevoli della direzione intrapresa. Con il ministro della Salute Roberto Speranza che ancora, in queste ore, ha chiarito: nessuna zona gialla fino alla fine di aprile, anche se dovessero arrivare numeri incoraggianti dai monitoraggi. Di allentare la presa, insomma, non se ne parla nemmeno.

Speranza e Draghi non mollano la presa: "L'Italia resterà chiusa anche se i dati miglioreranno"

“Con la zona gialla – è la tesi di Speranza – non saremmo in grado di sostenere la riapertura delle scuole. Evitiamo di illudere la gente”. Parole con le quali il titolare della Salute ha gelato alcuni colleghi del governo Draghi, che si erano mostrati più possibilisti circa un eventuale passo indietro in caso di trend di contagi in calo. Ribadendo ancora una volta, nonostante il pressing di alcune Regioni, che fino a maggio l’Italia sarà tutta in arancione e rosso. Una linea già benedetta dal premier, convinto a sua volta della bontà delle scelte fatte.

Speranza e Draghi non mollano la presa: "L'Italia resterà chiusa anche se i dati miglioreranno"

In videoconferenza, il premier ha ascoltato in queste ore i governatori, cercando di intercettare i loro malumori. Compreso quello, per esempio, di Stefano Bonaccini: “Con questa norma che prevede la zona rossa per i territori con 250 contagi ogni 100 mila abitanti, l’Emilia-Romagna non si lascerà mai dietro il lockdown”. I presidenti di Regione hanno chiesto, compatti, un segnale per dare un po’ di speranza ai cittadini. Speranza, quello con la s maiuscola, e Draghi sono però stati irremovibili: l’Italia resta paralizzata, indietro non si torna.

Speranza e Draghi non mollano la presa: "L'Italia resterà chiusa anche se i dati miglioreranno"

Poco importa, alle orecchie degli esponenti di punta del governo, se molti governatori hanno segnalato i rischi di questo “pugno di ferro”: i cittadini, in qualche modo, si organizzano lo stesso per poter svolgere almeno attività essenziali, in barba alle restrizioni. E così, per esempio, con i parrucchieri chiusi si chiama qualcuno che venga a tagliare i capelli a domicilio, con rischi di contagio molto più alti. Perché costringere gli imprenditori a spendere per mettere a norma i locali, se poi devono rimanere chiusi? Non si correrebbero meno rischi lasciando riprendere alcune attività in negozi ormai sanificati? Domande alle quali Speranza e Draghi hanno preferito non rispondere. Limitandosi a ribadire il concetto: l’Italia deve rimanere chiusa.

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