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“Un’altra ingiustizia, ma non mi arrendo”. L’ennesima sentenza contro Puzzer: cos’ha deciso il giudice

Pubblicato il 21/07/2023 08:58

Rimarrà senza lavoro, oltre a dover pagare le spese processuali. Questa la decisione nei confronti del leader delle proteste No Green Pass al porto di Trieste Stefano Puzzer, una notizia che ha scatenato forte indignazione in molti utenti in rete, che hanno parlato apertamente di ingiustizia, ma di fronte alla quale i sindacati fingeranno di non sapere. Come raccontato da La Verità, il giudice Paolo Ancora del Tribunale del lavoro ha respinto il ricorso del portavoce del Clpt, Comitato lavoratori portuali di Trieste, dando invece ragione all’Agenzia del lavoro portuale del capoluogo. Puzzer era stato allontanato il 16 aprile 2022. (Continua a leggere dopo la foto)
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Per conoscere le motivazioni della sentenza bisognerà attendere, ma la decisione è arrivata in maniera decisamente inattesa. Un vero e proprio accanimento nei confronti di Puzzer, 47 anni, leader di una protesta che mirava soltanto a garantire il diritto al lavoro degli italiani, senza vincolarlo al possesso di un certificato virtuale. Costretto a pagare anche 2.109 euro di spese processuali. (Continua a leggere dopo la foto)

sentenza puzzer giudice

La legale dell’ex sindacalista Mirta Samego si è detta molto sorpresa per la decisione: “Di sicuro farò appello – ha spiegato alla Verità – La giustizia non è ancora pronta per valutare secondo il diritto e la ragione i fatti accaduti durante l’emergenza Covid”. I fatti risalgono al 15 ottobre 2021 quando Puzzer, pur essendo regolarmente in possesso del Green pass, si era rifiutato di mostrarlo, decidendo poi di autosospendersi senza stipendio. (Continua a leggere dopo la foto)

Successivamente Puzzer era stato prima sospeso fino al 30 aprile 2022 e poi licenziato per assenza ingiustificata, secondo l’azienda. La protesta di Puzzer contro il Green pass aveva avuto molto seguito durante quei mesi concitati, con tante altre città che avevano organizzato manifestazioni sulla falsariga di quella di Trieste per rivendicare il diritto al lavoro dei cittadini.

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