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Scuola, Italia ultima in Europa. Ripartenze a settembre con tanti punti interrogativi

Pubblicato il 10/06/2020 12:44 - Aggiornato il 11/06/2020 08:55

L’innovazione e la cultura rappresentano i pilastri fondamentali per la crescita di un Paese. Non solo “l’Italia spende in istruzione meno degli altri grandi Paesi Ue”, come riferito da Agi (agenzia Italia), ma si prende il lusso di rimandare con numerosi punti interrogativi a settembre la ripartenza della scuola. Ennesimo elemento sfavorevole che si aggiunge a un quadro già negativo.

All’interno di un articolo che compare sul “Sole 24 Ore” Andrea Capussela riferisce alcuni dati che rappresentano il quadro scolastico italiano significativamente più carente rispetto ad altri Paesi appartenenti all’Unione europea.

Le competenze linguistiche degli adulti italiani risultano le più basse nel mondo avanzato. Lo rivela un’indagine Ocse condotta tra il 2011 e il 2018. Più del 70% dei cittadini di età compresa tra i 16 e i 65 anni ha difficoltà a comprendere un testo scritto su un argomento non specialistico”. Mentre in Francia e in Germania la percentuale degli adulti che leggono senza difficoltà sono incisivamente più alte, rispettivamente del 42% e del 47%.

Proprio considerando il quadro descritto dai dati, risulta ancora più emergente e importante la necessità di riaprire le scuole. Quanto meno, prosegue spiegando l’autore, sarebbe potuto essere utile “sperimentare per aggiustare la linea da seguire” in funzione delle riaperture a settembre.

Un altro dato riportato e che non fornisce una situazione rosea è quello inerente alla percentuale di laureati, in Italia pari al 28%. Il nostro Paese si presenta al di sotto della media Ue al 40%, collocandosi al penultimo posto.

I dati americani per nulla incoraggianti stimano una caduta degli apprendimenti fra il 30 e il 50% durante questo periodo di chiusura degli edifici scolastici.

Uno dei punti deboli del sistema scolastico italiano che viene riportato sempre dal Sole 24 Ore è sicuramente rappresentato dalla mancanza di continuità della didattica, sia considerando il punto di vista degli insegnanti lavoratori, sia le ripercussioni che ciò ha sull’insegnamento. Eppure “i supplenti a settembre sono destinati ad aumentare a 200.000 rispetto all’anno appena trascorso”.

La mancanza di sufficienti spese indirizzate all’istruzione e di attenzione all’educazione scolastica sono la regola che si riconferma. “La scuola è una priorità ovunque, tranne in Italia!

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