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ROMA, MUORE INVESTITO UN ALTRO RIDER. E’ QUESTA LA NUOVA FRONTIERA DEL LAVORO?

Pubblicato il 31/01/2023 19:28

E’ morto sabato sera a Roma per consegnare del cibo, stretto nei tempi di consegna come lo sono molti dei suoi colleghi. Un altro rider vittima di un incidente stradale. Rischiare la vita per pochi spiccioli, a quanto pare, è diventata la nuova frontiera del lavoro. L’incidente è avvenuto in Piazza Re Roma. Un giovane keniano di 23 anni è stato investito da un bus turistico, e i soccorsi sono stati inutili. I sindacati hanno chiesto al Comune l’apertura di un tavolo di discussione per affrontare il tema della sicurezza dei rider sulle strade romane. In una nota si sono dichiarati “profondamente addolorati e al contempo indignati. Non si può morire per consegnare una pizza, non si può morire per lavorare”. (continua dopo la foto)

“Sono già 17 i morti a Roma nel 2023”, prosegue la nota, che chiede al Comune un incontro per affrontare il problema “a partire dai rider, che sono l’anello più debole della circolazione. Per mezzi di trasporto utilizzati, età, per i ritmi di lavoro e gli orari notturni”. Il problema non riguarda solo la capitale. Già nel 2019 la procura di Milano ha avviato un’indagine sul tema. Quello dei rider è un lavoro relativamente recente e i controlli sono insufficienti. Le strade sono luoghi insicuri e l’obbligo di rispettare gli orari crea pericolo sia per chi deve correre in bici o motorino, sia per gli automobilisti che se li vedono sfrecciare accanto all’improvviso. A effettuare le consegne sono soprattutto giovani ed extracomunitari, ma anche adulti rimasti senza lavoro e ancora lontani dalla pensione. Storie diverse accomunate dal bisogno e, purtroppo, da scarsa sicurezza, sfruttamento e precarietà. (continua dopo la foto)

Quello del rider non è un lavoro subordinato, perché c’è un datore di lavoro. Solo che molto spesso la sede legale è in un’altro Paese ed è contattabile solo tramite un’app su cellulare. Per chi non l’avesse visto, c’è un bel film di Pierfrancesco Diliberto, intitolato significativamente “E noi come stronzi rimanemmo a guardare”. E’ ambientato in un prossimo futuro. Descrive un mondo in cui le persone non trovano lavoro o vengono licenziate da un giorno all’altro senza tutele. Perciò sono costrette a reinventarsi, appunto, rider. O comunque a lavorare in condizioni sempre più disperate per multinazionali che controllano tutto attraverso apposite App. Un mondo senza pietà, senza prospettive di futuro. Un mondo che, guardandoci intorno, non sembra poi così lontano. E forse è il caso che non rimaniamo più fermi a guardare.

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