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“Solo per chi parla italiano”. Rivoluzione nel mondo della cultura. La decisione e le (solite) polemiche a sinistra

Pubblicato il 11/05/2023 11:41 - Aggiornato il 11/05/2023 11:42

Nei musei italiani si parlerà soltanto italiano. Almeno per quanto riguarda le figure di vertice. Questa la decisione presa dal governo Meloni, con un bando in arrivo per assegnare posizioni di guida nei musei statali che richiederà proprio una conoscenza perfetta della nostra lingua. Non basterà, ovviamente, saper scrivere e parlare bene. Al fine di “tutelare la lingua madre dall’esterofilia dilagante”, infatti, l’esecutivo ha deciso che i candidati dovranno dimostrare la padronanza dell’italiano esibendo certificati riconosciuti a livello internazionale. Una soluzione, questa voluta dal centrodestra, per scremare manager e curatori stranieri in ogni Regione d’Italia. Come spiegato da Repubblica, si tratta di una delle prime iniziative volute dal ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. (Continua a leggere dopo la foto)
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Rivoluzione nel mondo della cultura: “Solo chi parla italiano”

Sangiuliano ha voluto mappare infatti fin da subito le maggiori istituzioni culturali del Paese, al fine di verificare quanti stranieri ci fossero alla guida. Scoprendo che oltre una decina fra i più prestigiosi musei e teatri lirici sono retti da cittadini nati e cresciuti al di fuori dei nostri confini. Come Eike Schmidt, da anni alla guida degli Uffizi, o Gabriel Zuchtriegel agli scavi di Pompei. (Continua a leggere dopo la foto)

Con alcuni incarichi di prestigio in scadenza, ecco allora che al governo si è presentata l’occasione buona per intervenire. Tra settembre e novembre 2023 resteranno senza vertici gli Uffizi, il Museo di Capodimonte, la Pinacoteca di Brera. A selezionare i successori sarà una commissione di professori, chiamata poi a sottoporre allo stesso Sangiuliano i possibili vincitori. Qui, al momento della decisione finale, dovrebbe scattare la nuova linea del governo: priorità a chi ha un’ottima conoscenza dell’italiano. (Continua a leggere dopo la foto)

Non potendo escludere i cittadini provenienti da altri Paesi della comunità europea, infatti, secondo Repubblica il governo cercherà comunque di dare la proprità ai candidati italiani sottoponendo chi viene dall’estero a rigidi controlli sulla padronanza della nostra lingua. Una decisione che ha subito irritato la sinistra italiana, tornata alla carica in queste ore parlando di strategie sovraniste e “tagliole anti-colonizzazione”.

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