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Green Pass, ristoratori in rivolta: “Non siamo sceriffi. E chi non ha tavoli fuori chiuderà”

“Chi non ha tavoli fuori chiuderà”. “Non posso fare il carabiniere”. Sono alcune delle frasi più ricorrenti tra i ristoratori, già vessati dai lockdown, dalle nuove misure (che cambiano ogni 5 minuti) e ora anche dal Green pass. Il decreto su cui sta lavorando il governo Draghi, qualora fosse approvato, prevedrebbe l’obbligo della certificazione, anche in zona bianca, per spettacoli, viaggi, sport e – più in generale – per luoghi e situazioni a rischio assembramento. Tra i punti più critici proprio il settore dei bar e ristoranti. Come pensano di risolvere il problema i geni al governo? Con l’obbligo di Green pass solo per le aree al chiuso. Ma questo ha molte conseguenze. (Continua a leggere dopo la foto)

Che cosa succederebbe? Due cose principali: chi non ha spazi all’aperto sarà costretto nei fatti a chiudere; chi ce li ha, deve vestire i panni del poliziotto e chiedere ai clienti questo documento, ma questa procedura è illegale. Il processo di identificazione dei clienti e di verifica delle credenziali, infatti, stando alle intenzioni dell’esecutivo, potrebbe essere svolto dai titolari o da loro delegati. I quali, però, si rifiutano categoricamente di assolvere anche a questo compito. Anche perché vorrebbe dire perdere un lavoratore nel corso della giornata. Ma questi soggetti hanno davvero l’autorità per svolgere questi compiti? No, perché questo è consentito soltanto a pubblici ufficiali o responsabili per la sicurezza di eventi. E se il ristoratore dovesse avvalersi di una di queste figure, chi le paga? Sempre lui? Siamo alla follia. (Continua a leggere dopo la foto)

Roberto Tudisco, portavoce del movimento Ristoratori Siciliani Indipendenti, ha detto a qds.it: “Il movimento all’unisono è assolutamente contrario al Green Pass, ma non perché siamo contrari al vaccino. Siamo contrari al metodo ed al sistema, bisogna pensare ad altro per aumentare il numero di vaccinazioni. La vaccinazione non si incentiva impedendo alla gente di andare al ristorante. Non vogliamo essere usati sempre come capro espiatorio. Saremmo d’accordo a far entrare i clienti con il green pass se questa regola valesse per tutti i negozi e per i mezzi pubblici. Alla base di tutto, ci tengo a ripeterlo, c’è una gestione fallimentare dell’emergenza sanitaria, la cui responsabilità è del Ministro Speranza e del CTS. Hanno preso di mira la nostra categoria ed hanno sbagliato in occasione della prima ondata e di quelle successive, ma sono ancora al loro posto”. (Continua a leggere dopo la foto)

“Tantissimi turisti, da ogni parte d’Europa, – ha proseguito Tudisco – stanno disdettando le loro vacanze, a causa di una comunicazione contradditoria che li spaventa, molti temono di restare bloccati in Italia e di non poter ripartire. Poi mi chiedo dove sia l’Europa visto che, di fatto, ogni Stato fa ciò che vuole. Si va avanti in ordine sparso, ed è un errore madornale. Il controllo, da parte nostra, del possesso del certificato verde? Questa è una questione chiave, penso a quanto successe anni fa quando venne approvata la legge antifumo nei locali pubblici. Eravamo diventati “sceriffi”, essendo costretti a controllare e buttare fuori chiunque fumasse. Poi, fortunatamente, ci fu una sentenza del Tar del Lazio che rimise ordine, ribadendo che il nostro unico obbligo era quello di apporre la segnaletica”. (Continua a leggere dopo la foto)

“Ritengo, quindi, – ha concluso – che se verrà imposto il GP per i ristoranti ci saranno cause e ricorsi, che porteranno a queste conclusioni: non abbiamo l’autorità per identificare i clienti, per chiedere loro documenti o certificati”. Noi stiamo dalla parte dei ristoratori. E della logica.

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