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Sì, no, boh! La politica se ne lava le mani, i tecnici pure. I ristoranti non riapriranno la sera

Sui ristoranti regna ancora il caos. Persone, famiglie, lavoratori, tutti abbandonati a loro stessi. Con la politica impegnata a spartirsi nuove poltrone e un Cts che non sa più quali pesci pigliare. Mentre da mesi bar e ristoranti sprofondano in una crisi senza precedenti. La Federazione italiana dei pubblici esercizi (Fipe) fa sapere che “solo l’anno scorso la pandemia ha bruciato quasi 38 milioni nel comparto del bere e del mangiare. I primi due mesi del 2021 hanno caricato la cifra. Così hanno chiesto al Cts, sulla scia delle domande già avanzate dal Mise, di valutare l’apertura dei ristoranti a cena nelle zone gialle e a pranzo in quelle arancione”. (Continua a leggere dopo la foto)

Come spiega Stefano Landi sul Corriere, “il Cts apre uno spiraglio che sembra un portone a gran parte delle Regioni. La sintesi è che i ristoranti, molto più dei bar, ad esempio, possono garantire la sicurezza dei posti a sedere. ‘Tenendo alta l’attenzione, evitando il consumo al banco, obbligando a indossare le mascherine nei luoghi di passaggio e garantendo il distanziamento di almeno un metro tra i tavoli, dove possono sedere al massimo quattro persone non conviventi’, scrivono gli scienziati nel loro parere tecnico. Esultano i governatori delle zone gialle, in particolare quelli di Liguria, Emilia-Romagna e Lombardia”. (Continua a leggere dopo la foto)

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Ma l’interpretazione a mo’ di via libera preoccupa non poco il ministro della Salute Roberto Speranza, che in attesa della formazione del nuovo governo resta al suo posto. Speranza ha chiesto subito al Cts di fare un passo indietro, “specificando che per ora nulla cambia nella gestione delle regole dei ristoranti. La decisione alla fine sarà politica. E per questo il destino delle cene fuori degli italiani resta in sospeso, in attesa della linea del nuovo governo e della scadenza del Dpcm il 5 marzo”. (Continua a leggere dopo la foto)

In sostanza la politica se ne lava le mani e i tecnici pure. I ristoranti non riapriranno la sera. “I conti intanto li hanno fatti le categorie di settore, spiegando come, dopo mesi vissuti a sopravvivere tra delivery e ristori, non si possa rimandare la questione se si vuole rimanere a galla”. In Lombardia, ad esempio, la riconquista della cena consentirebbe a oltre 45 mila imprese della ristorazione di incrementare le attività, le quali chiedono di non essere trattati da interruttori che si accendono e spengono a settimane alterne.

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