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Recovery Fund, l’Italia dovrà sottostare a 528 condizioni

Altro che fiumi di soldi in arrivo dall’Europa… “Campa cavallo che l’erba cresce!” È dall’inizio della Pandemia che sentiamo discutere di questi aiuti che dovrebbero (secondo loro) sollevare le sorti delle economie nei rispettivi Paesi. È tempo di responsabilità e di solidarietà (hanno detto).

Bene, eccola la bacchetta magica che tutti gli ‘euroinomani’ italiani stanno aspettando (fino ad ora si è trattato solo di lunghe attese, che ancora non sono finite) e che vedono come la salvezza delle sciagure. Con il Recovery Fund, l’Italia dovrebbe avere accesso a 191,5 miliardi di euro: ma sapete quante sono le condizioni a cui dobbiamo sottostare? Un numero spropositato.
Per accedere ai 191,5 miliardi di euro, di cui 68,9 a fondo perduto e 122,5 in prestiti, “l’Italia dovrà rispettare 528 condizioni”, riferisce Il Messaggero. “Il versamento arriverà in dieci rate fino al 2026”.

Ma entriamo un po’ più nel dettaglio. Nel documento ci sono 214 milestone (ora tradotto con “traguardi”) e 314 target (“obiettivi”): “rispetto a quanto proposto inizialmente dal governo italiano, sono stati aggiunti 100 obiettivi e alcuni sono stati rivisti in senso più ambizioso”, si legge sul quotidiano.

Tra le condizioni, stabilite durante la fase di redazione e trattative del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza italiano tra la Commissione europea e il governo italiano, vi è quella che fa riferimento all’articolo 52, dove si legge della necessità del “conseguimento soddisfacente di obiettivi e traguardi dei PNRR” e la possibilità “in via eccezionale [per] uno o più Stati membri, qualora ritengano che vi siano gravi scostamenti dal conseguimento soddisfacente […], di chiedere di rinviare la questione al successivo Consiglio europeo”.

Ciò significa che “nel caso di mancato rispetto di alcune condizioni, la Commissione può optare per un pagamento parziale della rata, vincolando la parte non versata al raggiungimento delle condizioni mancati entro 6 mesi”.

L’Osservatorio CPI (Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani) ha rilevato tre criticità sulle caratteristiche e la distribuzione temporale di traguardi e obiettivi.
Primo: i traguardi che riguardano le riforme sono piuttosto vaghi in quanto qualitativi, da cui deriva un vincolo più debole in capo delle autorità italiane.
Secondo: gli obiettivi quantitativi –più informativi sul successo dell’implementazione del piano– sono inevitabilmente più lontani nel tempo, perché nei primi anni quasi tutti gli interventi saranno in fase embrionale.
Infine, l’Osservatorio CPI segnala “una disfunzione tra la distribuzione temporale delle erogazioni e delle condizioni: ad esempio -prosegue l’Osservatorio- tra 2021 e 2022 verrà erogato quasi il 37 per cento dei fondi, ma in questo lasso di tempo sono concentrate meno del 28 per cento delle condizioni, mentre nel 2026 verrà erogato poco più del 10 per cento dei fondi, ma nello stesso anno si concentrano quasi il 23 per cento delle condizioni (e sono quasi tutte obiettivi quantitativi)”.

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