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“Rientro a scuola? Installare lampade agli UVC, i raggi ammazza Covid”. La proposta

Paolo Valmori, imprenditore impegnato da anni nel campo delle bonifiche e degli impianti di sanificazione, ha spiegato i vantaggi di alcune speciali lampade utili a mettere in sicurezza gli edifici scolastici per l’intera stagione. Secondo Valmori, questa sarebbe la soluzione migliore e più sicura per il rientro e la permanenza a scuola di milioni di studenti. L’Istituto Superiore di Sanità – ricorda Valmori – riconosce i raggi UVC come gli unici in grado di annientare qualunque forma di virus, covid compreso. Partendo da questo presupposto, l’imprenditore afferma: “Bisogna diffidare dai soliti furbetti, perché i raggi sono pericolosi per la salute. Ma affidati a mani esperte, per l’installazione e la manutenzione, garantiscono il 100% del risultato”.

Alcuni istituti, infatti, stanno già installando queste lampade a raggi UVC, ma non tutti possono permettersele: “Invece di investire in personale e sanificazioni continue, basterebbe un interruttore. E la manutenzione di esperti”, rassicura Valmori. Da diverso tempo, infatti, si sta studiando questa soluzione come arma per sconfiggere il Covid-19. “La luce ultravioletta UVC ha il potenziale per essere un ‘punto di svolta’”, ha affermato David Brenner, professore di biofisica delle radiazioni e direttore del Center for Radiological Research della Columbia University. “Può essere tranquillamente utilizzata negli spazi pubblici occupati e uccide i patogeni nell’aria prima che possiamo inspirarli”, sostiene anche Brenner.

I raggi UVC sono dunque efficaci per eradicare due tipi di coronavirus. Gli esperimenti hanno dimostrato che i raggi UV-C (e non quelli UV convenzionali, badate bene!) sono molto efficaci nell’eradicare due tipi di coronavirus stagionali quando sospesi nell’aria (quelli che causano tosse e raffreddore). La tecnologia può essere facilmente adattata agli impianti d’illuminazione esistenti, con potenziale enorme per ospedali, scuole, rifugi e aeroporti, per esempio.

Le lampade UVC – come ricordava già in un precedente articolo Marco Tedesco su Repubblica – ci permettono di combattere la battaglia contro il coronavirus prima che entri nel nostro corpo. Va infine ricordato che secondo altri esperti questi dati molto incoraggianti andranno comunque verificati in condizioni reali come gli ambienti chiusi in cui la concentrazione del virus nelle goccioline emesse da tosse e starnuti di soggetti affetti potrebbe rendere necessario un aumento delle dosi e dei tempi di irradiazione previsti dal protocollo di Brenner, aumentando conseguentemente la quantità di UVC a cui potrebbero essere esposti soggetti che transitano in tali ambienti.

Infine, va sottolineato che l’innocuità della radiazione fra 207 e 220 nm è vera in condizioni di cute normale sana, ma è da verificare se possa esserlo in condizioni, fisiologiche o patologiche, che determinano assottigliamento cutaneo, quali nella cute del bambino o dell’anziano, nel caso di atrofie cutanee patologiche o indotte da farmaci. Insomma, stando a quanto sostiene anche Valmori, servono dei professionisti che utilizzino le lampade a raggi UVC e dei protocolli che tutelino la salute delle persone.

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