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Quel pastrocchio del Copasir che continua a tenere paralizzato il governo

Mentre l’Italia attende ancora una risposta concreta alla crisi economica generata dalla pandemia di Covid-19, qualcosa di più del semplice imporre restrizioni e divieti a chi chiede di tornare a vivere e lavorare, il governo è impegnato a sbrogliare una matassa magari meno interessante agli occhi dei cittadini, ma decisamente complicata. Quella del Copasir, il Comitato per la sicurezza della Repubblica, che ha visto in queste ore le dimissioni del presidente leghista Raffaele Volpi e che vive ora, però, di grandissime incertezze, senza che nessuno sappia di preciso cosa fare.

Riepilogando: da mesi, i partiti che sostengono il governo Draghi erano in pressing sulla Lega affinché lasciasse la presidenza del Copasir all’opposizione. Con in particolare Fratelli d’Italia a reclamare quella poltrona e Salvini a fare orecchie da mercante, in un crescendo di tensioni legato anche ai rapporti, non proprio idilliaci, tra i due partiti che ambiscono alla leadership del centrodestra. Alla fine Volpi ha fatto un passo indietro, seguito dall’altro componente leghista della commissione bicamerale, Paolo Arrigoni. Tutto risolto? Macché.

La Lega invoca la corretta applicazione della legge del 2007 che istituisce il Copasir, e che prevede non solo che la minoranza abbia la presidenza, ma anche la metà dei componenti. Salvini vuole, dunque, una completa ricomposizione del Comitato, per evitare di lasciare campo troppo libero all’attuale vicepresidente, l’esponente di Fratelli d’Italia Adolfo Urso. Che svolge consulenze per le imprese italiane che investono in territorio iraniano e contro il quale lo stesso Salvini ha tuonato: “In questo momento gli amici dell’Iran non sono miei amici”.

I presidenti della Camera e del Senato Fico e Casellati sembra, in realtà, orientati a mantenere invariato l’attuale equilibrio all’interno del Copasir, nel rispetto del criterio di proporzionalità delle forze in Parlamento. Chiederanno alla Lega di esprimere altri due nomi al posto dei dimissionari e poi procederanno alla votazione del nuovo presidente. Con l’unico candidato possibile, il già citato Urso di Fratelli d’Italia, che però non dispone al momento dei sei voti su dieci necessari. Un pastrocchio niente male. Che rischia di tenere paralizzato il governo ancora a lungo.

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