in ,

‘Quando potremo tornare a lavorare?’ L’appello dei musicisti italiani e la risposta del ministro

L’arte non è mai solo arte. Dietro la vasta produzione nel mondo della musica, della danza, dello spettacolo si nasconde un mondo immenso costituito dalla passione, dedizione, costruzione, ideazione, impegno di numerosissimi operatori e collaboratori. Tecnici, trasportatori, montatori, fotografi, manager, uffici stampa, promoter, organizzatori, registi, sceneggiatori, drammaturghi, coreografi, montatori di grandi palchi e molti altri. 

Eh già perchè “L’arte è lavoro!”. E in quanto tale merita la stessa attenzione degli altri settori. Su una intera pagina della “Repubblica” compare l’appello sottoscritto da numerossissimi artisti che si rivolgono al governo affinchè “vengano garantiti in questo momento di fermo totale dignità ed assistenza economica”. L’appello è accompagnato dall’opera omaggio al mondo musicale italiano, di Mimmo Palladino, “Quelli che suonano”. Non a caso l’artista ha scelto un merlo, l’uccello più musicale.

“Siamo entrati nella Fase 2 e leggiamo ovunque di normative e modalità che consentiranno una graduale ripresa delle attività produttive e commerciali. Ma non leggiamo mai di cosa accadrà ai lavoratori del mondo dell’intrattenimento”. 

Numerosissimi sono i lavoratori che costituiscono il settore e che cooperano con gli artisti: “Loro hanno bisogno di noi artisti per vivere, come noi artisti abbiamo bisogno di loro per esprimerci lavorando”.

All’interno dell’appello viene rivolta l’atttenzione a loro: “Noi artisti condividiamo con questi lavoratori una parte fondamentale della nostra vita e conosciamo a fondo le difficoltà che stanno attraversando, ci chiediamo come potranno reggere ad un’emergenza che diventa sempre più lunga”.  

Il ministro peri Beni e le Attività culturali, Dario Franceschini, risponde all’appello nel giro di poco tempo: “Nessuno verrà dimenticato, nessun artista e nessuno dei tanti preziosi lavoratori. Sin dall’inizio dell’emergenza abbiamo lavorato per dare risposte immediate al settore della musica e siamo partiti proprio dai più indifesi: l’estensione degli ammortizzatori sociali; la cassa integrazione; l’indennità da 600€ per chi non ha diritto alla cassa integrazione; i fondi per tutte quelle realtà che non accedono al Fus; le misure straordinarie per contenere le perdite dovute alla sospensione dei concerti; i voucher per rimborsare i biglietti. Sono misure che rafforzeremo ulteriormente nel decreto che il governo sta per varare. Potenzieremo i fondi emergenziali, aumenteremo l’indennità straordinaria e la estenderemo nella sua durata, allargando anche la platea degli aventi diritto; estenderemo la durata dei voucher e introdurremo nuove misure di sostegno agli artisti, agli interpreti e agli esecutori a cui verseremo i residui attivi provenienti dalla liquidazione dell’Imaie. Per questo accolgo l’appello degli artisti e garantisco l’impegno costante e quotidiano e finché non si aprirà continueremo a lavorare per non lasciare indietro nessun lavoratore”. Speriamo che l’impegno dichiarato dal ministro non sarà lo stesso dimostrato fino ad adesso.

Huawei attacca il golden power: “L’Italia è troppo lenta nello sviluppo del 5G”

Il coraggio di Paolo: in sciopero della fame contro le multe ai ristoratori milanesi