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“Pronto soccorso, mi vergogno del mio ospedale”. L’accorata lettera di un dottore del Santo Spirito

Pubblicato il 28/05/2022 14:43

Una lettera inviata dopo il caso della signora ultraottantenne, professoressa in pensione, lasciata per un’intera giornata in attesa di una visita all’ospedale Santo Spirito nonostante un occlusione intestinale in corso, il Corriere della Sera ha ospitato l’accorata lettera del direttore della struttura. Un testo nel quale l’uomo racconta di aver sperimentato dall’altro lato, quello di paziente del suo pronto soccorso, la realtà della sanità italiana. Tra disagi, attesa e un senso di sconforto costante.

“Ho letto l’articolo di Fabrizio Peronaci sulle disavventure occorse alla mamma e ho deciso di scriverle della mia – si legge nella lettera – avvenute a partire dalle 11.30 di domenica 22 maggio. Sono entrato nel pronto soccorso del Santo Spirito qualche minuto dopo la mamma del giornalista. Ci sono entrato da paziente, pur essendo un medico dello stesso ospedale, finito quindi nelle mani dei colleghi. Ero reduce da un incidente in moto. Ero caduto battendo anche la testa (benedetto casco!)”.

Il direttore racconta: “Mi sono fatto accompagnare al Pronto Soccorso perché, a parte il dolore all’anca, avevo cefalea e diplopia, sintomi di commozione cerebrale. Sono arrivato al PS e mi è stato chiesto di sedermi su una panca e attendere. Così ho vissuto le medesime dilazioni toccate alla madre del suo giornalista, uscendone alle ore 22.44. Ho assistito a molte più scene di quelle descritte, che mi hanno fatto vergognare. Ringrazio il suo collaboratore per non aver infierito su colleghi e infermieri, perché anche noi siamo vittime della Malasanità politica. Si può organizzare bene anche con poche risorse, ma occorrono umiltà, preparazione e senso della cosa pubblica”.

L’uomo ha ricordato come l’ospedale era un tempo “tradizione secolare di ospedalità ma soprattutto di ospitalità, essendo stato eretto sul primo luogo di accoglienza di pellegrini e viandanti a Roma nel VII secolo d.C.. Per me è triste vedere che, il luogo in cui nacque la musicoterapia ed hanno esercitato la professione i padri della Medicina mondiale, oggi non riesca ad offrire il medesimo livello di ospitalità di secoli addietro”. Poi la richiesta di rispettare i requisiti minimi di strumenti e personale stabiliti dal legislatore regionale: “Occorrerebbe applicarlo senza chiedere compromessi al singolo Direttore o medico, perché con la pandemia abbiamo visto bene le conseguenze dei tagli”.

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