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Poltrone, soltanto poltrone: le 400 nomine da fare che tengono insieme il governo

Pubblicato il 18/02/2020 16:56

Il governo casca? Non casca? Ma no, non casca. E perché? Perché c’è un forte ideale che tiene insieme la maggioranza? C’è un interesse nazionale che viene prima di ogni cosa? Macché. L’unico collante del governo sono le nomine: 400 manager da confermare o piazzare al vertice e nella catena di comando delle più importanti società pubbliche entro i prossimi due mesi, da Eni a Enel, da Leonardo (ex Finmeccanica) a Poste, a Terna, per non parlare di Authority come l’Agcom. Prima di fanno queste nomine e si assegnano queste poltrone e poi, magari, il governo può anche cadere. Questo è il solo interesse dei partiti di maggioranza. Queste 400 poltrone valgano più di ogni altra cosa nello scacchiere politico.

Come riporta Il Tempo, è su queste nomine che già da un po’ si stanno misurando “i delicati rapporti di forze all’interno della maggioranza, Pd e 5 Stelle soprattutto. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha detto a più riprese che non saranno nominati politici ma è ovvio che sarà impossibile non ragionare di aree di riferimento, gradimenti e veti al momento delle scelte. Forse proprio per questo si parla insistentemente più di poltrone confermate che di avvicendamenti (come fece l’ex premier Paolo Gentiloni nei confronti del suo predecessore Manco Renzi) anche se molti interessati sono arrivati alla fine del secondo mandato”.

Tutto, o quasi, ruoterebbe intorno a Claudio Descalzi, l’ad di Eni, in carica dal 2014 e considerato “vicino” al centrosinistra. “Se non si sposterà è assai probabile che non cambierà nulla anche nelle altre società. In caso contrario si aprirebbe un risiko dai contorni (politici) complicati, nel quale anche la nomina dei presidenti – figure appunto più politiche che tecniche – potrebbe essere determinante per comporre il mosaico. I 5 Stelle premerebbero per un cambio alla guida del Cane a sei zampe per via dei possibili risvolti giudiziari del caso Eni-Nigeria”.

“Grandi manovre pure in casa Leonardo dove scade il primo mandato dell’ex banchiere Alessandro Profumo che aveva preso il posto nel 2017 di Mauro Moretti, considerato vicino a Gentiloni piuttosto che a Renzi. La conferma per un secondo mandato appare probabile anche se c’è chi lo vedrebbe ‘più attratto’ da Cassa depositi. In cerca di conferma anche l’ad di Poste Matteo Del Fante, arrivato da Terna anche lui nel 2017 nel giro di nomine deciso dal governo Renzi ma ben visto dai 5 Stelle. Il prossimo 5 marzo riunirà il consiglio di amministrazione di Poste Italiane, il 27 aprile toccherà all’assemblea di Tema, mentre a maggio si comincia con l’Enav (il 5), e poi via via toccherà ad Eni (il 13) e alle altre società coni vertici in scadenza”.

Mentre per l’attuale ad di Fs, Battisti, il Movimento di Grillo sarebbe compatto nel proporne la conferma per un altro mandato. Al momento l’unica partita che si è sbloccata è quella delle agenzie fiscali, con il ritorno di Ernesto Maria Ruffini alle Entrate, dell’ex assessore al Comune di Roma Marcello Minenna alle Dogane e di Antonio Agostini al Demanio. Ma dietro l’angolo incalzano già altre “pendenze” come le nomine ai vertici delle authority: quella delle Autorità delle Comunicazioni e della Privacy. Insomma, state tranquilli, finché non finisce il gran ballo delle poltrone, il governo starà al suo posto. Altro che interessi degli italiani.

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