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“Pm-giornalisti di sinistra: come funziona l’intreccio”. Belpietro rivela il sistema e cosa c’è dietro: “Democrazia a rischio”

Pubblicato il 08/03/2024 11:36

Cosa sta emergendo da questa vicenda del dossieraggio? Emerge, chiaramente, una rete costituita da pm e cronisti che sta mettendo seriamente a rischio la democrazia nel nostro Paese. Ne parla Maurizio Belpietro nel suo ultimo editoriale pubblicato su LaVerità. Spiega il direttore: “Un sistema che lega magistrati e giornalisti, un patto neanche troppo segreto che per anni ha consentito fughe di notizie su inchieste in corso ma, soprattutto, pesanti condizionamenti della vita pubblica”. LaVerità ha infatti pubblicato le chat in cui ci sono messaggi tra pm e cronisti dei principali quotidiani, svelando le manovre di potere con cui vengono puntualmente usate le indagini come clave, al fine di orientare nomine e influenzare l’opinione pubblica. L’obiettivo è creare l’effetto mediatico. (Continua a leggere dopo la foto)
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Da questo scandalo del dossieraggio emerge ancora più chiaramente quello che in fondo si era sempre capito e saputo: c’è un intreccio fra toghe e cronisti, con abituali frequentazioni, che portano a “fughe di notizie” per fini politici. Quasi sempre a favore di una sola parte: la sinistra. Del resto siamo abituati a vedere gli avvisi di garanzia e i verbali finire prima sulle pagine dei giornali che nelle mani degli indagati. Scrive Belpietro: “I cronisti non usano droni né dispongono di microspie: semplicemente fanno parte del sistema, di un intreccio di potere che lega giornalisti, inquirenti e magistrati e che ha le sue basi operative nelle Procure. È inutile fingere, fare gli indignati o sorprendersi. Sono trent’anni che funziona così. Ci sono quelli che le carte le detengono e le usano, non per fare i processi nelle aule di tribunale: per farli sulle prime pagine, allo scopo di condizionare l’opinione pubblica o una nomina”. (Continua a leggere dopo la foto)

Conclude Belpietro dando la stoccata definitiva: “E però lasciatemi dire un’ultima cosa. Questo è un fenomeno che riguarda le testate della sinistra o per lo meno quelle dove lavorano i giornalisti di sinistra. Dall’Unità a Repubblica, dal Corriere alla Stampa, per finire al Messaggero”. Succedeva prima, succede oggi: “I cronisti vanno in Procura, dal cancelliere, dal finanziere o dal magistrato, e raccolgono quello che c’è da raccogliere. A volte si fanno usare, altre usano loro l’inquirente. Questo è un sistema che condiziona perfino la stessa libertà di stampa”. E se qualcuno non si incaricherà di smontarlo, tutto questo succederà ancora, e a essere in pericolo non sarà la stampa, ma la democrazia stessa.

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