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“Più perdono e più diventano arroganti”. Massimo Cacciari è una furia e demolisce il Partito democratico

Pubblicato il 08/12/2022 11:27 - Aggiornato il 09/12/2022 01:45

È cosa nota l’avversione di Massimo Cacciari, uomo di sinistra, verso una certa idea di sinistra, peraltro sonoramente bocciata alle ultime elezioni. Nel campo progressista sono rare le voci critiche e autocritiche. Ecco, dunque, che l’intervista concessa a Concetto Vecchio de la Repubblica conferma la confusione che regna sovrana nel Pd, partito ormai allo sbando e che «deve ritrovare il contatto con le masse»: incalzato dal giornalista, l’ex sindaco di Venezia parla di mancanza di umiltà. Il Partito democratico, dunque, patisce una certa sudditanza, sostiene Cacciari, essendo «piegato interamente sui Biden di turno». E ancora, poiché un grande partito di massa dovrebbe rappresentare la classe media impoverita, «la nuova plebe», non abbiamo bisogno di «demagoghi che durano un mattino». Non c’è stato bisogno di fare nomi.

Ma il Partito democratico tutela i diritti, potrebbe obiettare qualcuno, ma anche qui il filosofo veneziano ha da eccepire: i diritti «devono essere sempre affrontati in relazione a quelli sociali, previsti non a caso dalla Costituzione: le disuguaglianze, la precarietà, il lavoro femminile». (Continua a leggere dopo la foto)

Potremmo parlare anche di un vero e proprio distaccamento dalla realtà, se è vero che le tematiche sociali, un tempo vessillo di quello che oggi si chiama Partito democratico, sono il fulcro dei programmi di partiti di destra, che si sono inseriti in questo vuoto, e che gli elettori hanno premiato. Il Pd, infatti, ancora nelle parole di Massimo Cacciari, si è trasformato in un «partito ministeriale», né appassiona il filosofo (e neppure gran parte degli italiani) la contesa per la segreteria, il “derby” emiliano tra Bonaccini e Schlein, una discussione congressuale ridotta essenzialmente a chi abbia «più immagine per fare il segretario». (Continua a leggere dopo la foto)

Per rifondare la sinistra italiana, prosegue Cacciari, basterebbe tornare alle misure delle socialdemocrazie del dopoguerra, sicché necessiterebbe una maggiore attenzione al welfare, all’occupazione, alle politiche redistributive. Fa quasi tenerezza, ammettiamolo, Cacciari, quando parla di lotta «contro la globalizzazione e il dominio del capitale finanziario», che rappresentano precisamente il milieu della nuova sinistra italiana. E non può essere il Comitato degli 87 a riscrivere i valori, a tavolino: «Una cosa ridicola», conclude Cacciari, tranciante come sempre.

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