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“Ecco perché è stato chiuso Non è L’Arena”. Il clamoroso retroscena sul programma di Massimo Giletti

Pubblicato il 05/06/2023 11:08 - Aggiornato il 21/06/2023 09:13

Una notizia che ha spiazzato un po’ tutti, quella dell’addio di Massimo Gilettti dall’emittente La7. Con conseguente chiusura del programma Non è L’Arena, particolarmente apprezzato dal pubblico e premiato da ottimi ascolti. Inevitabile, dunque, che in queste settimane in tanti si siano posti la stessa domanda: cosa c’è davvero dietro questa decisione? L’editore Urbano Cairo, in occasione del Festival della Tv di Dogliani, ha escluso motivi legati alle interviste a Salvatore Baiardo, uomo vicino al boss Graviano, durante le puntate speciali sulla mafia. Sostenendo che, piuttosto, le ragioni sarebbero di natura economica. Ma lo stesso conduttore ha deciso replicare, smentendo questa affermazione. (Continua a leggere dopo la foto)
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Alle pagine di Affari Italiani, infatti, Giletti ha contestato la ricostruzione di Cairo. Ma allora cosa c’è davvero dietro lo stop? Il Tempo ha riportato in queste ore gli ascolti del programma Non è L’Arena, sottolineando come proprio le puntate del mercoledì incentrate sulla mafia sarebbero state quelle con i migliori risultati. In generale, in base gli ascolti dall’inizio del 2023, la media di share sarebbe “del 6,03% nelle 12 puntate domenicali con l’approfondimento sui temi inerenti la mafia”. (Continua a leggere dopo la foto)

Basta un semplice confronto con altri talk serali per capire il successo del programma. Piazza Pulita di Formigli, sempre su La7, “da inizio anno ha avuto ascolti medi del 5.09%, CartaBianca del 4,98, Di Martedì del 6,02, Fuori dal coro del 5.15%, Nicola Porro 4,77% con la sua Quarta Repubblica”. Tutti dietro Giletti, insomma, che era re indiscusso dello share. (Continua a leggere dopo la foto)

Per quanto riguarda i costi, invece, nell’analisi si legge come “la società di produzione Fremantle Spa, che gestisce l’organizzazione, avrebbe avuto prezzi elevati dal fatto che si lavorasse di domenica, costi aggravati dal lavoro notturno e dalle spese per le trasferte degli inviati”. Se non sono stati i costi, dunque, a cosa si deve il brusco stop? Sempre secondo Affari Italiani, tra Cairo e Giletti ci sarebbe stata una trattativa “in fase avanzata” per il rinnovo del contratto. Poi “qualcosa è successo, tant’è che tre settimane dopo il programma è stato chiuso”.

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