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Ecco perché Pd e M5S sfrutteranno il Covid per rinviare le regionali (e quindi il cappotto)

C’è da eleggere il successore di Mattarella, quindi è meglio evitare le elezioni regionali. In questo, l’aumento dei contagi non fa che portare acqua al mulino del governo, il quale non vede l’ora di sfruttare la scusa Covid per non far andare gli italiani alle urne: meglio rimandare piuttosto che rischiare brutte sorprese. È questo il grande non-detto che non trova spazio nei giornali ma che nella maggioranza trova terreno fertile. Anche nella formazione del governo giallorosso è successa la stessa cosa: si è fatta un’acrobazia politica incredibile perché era necessario scongiurare elezioni anticipate, per evitare che il Parlamento – nel gennaio 2022, quando si voterà per l’elezione del capo dello Stato – fosse a maggioranza centrodestra.

Siamo allo stesso principio. E si capisce dunque per quale motivo queste regionali c’entrino – eccome – con l’elezione del prossimo presidente della Repubblica. Come osserva anche Carlo Tarallo su La Verità, “i grandi elettori che parteciperanno, nel gennaio del 2022, all’elezione del successore o alla riconferma di Mattarella sono 1.000: 630 deputati, 321 senatori eletti e 6 a vita) e 58 delegati regionali. Questi ultimi sono tre per ogni regione italiana (uno solo per la Valle d’Aosta) e vengono eletti dai rispettivi consigli regionali prima dell’elezione del capo dello Stato, in maniera tale de garantire la rappresentanza delle minoranze”.

Per capirla meglio, spiega ancora Tarallo: “In sostanza, ogni regione invia a Roma a partecipare all’elezione del presidente della Repubblica il governatore in carica e il presidente del consiglio regionale (quindi due esponenti della maggioranza) e un rappresentante dell’opposizione (di consueto il capogruppo del primo partito di minoranza). Se si andasse al voto per il Colle con il quadro attuale i numeri sarebbero questi: mettendo da parte la Valle d’Aosta, che ha una guida autonomista, considerato che Iìil centrodestra governa 13 regioni contro le 6 del centrosinistra, Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia manderebbero a Roma 32 delegati regionali, contro i 25 del centrosinistra”. Iniziano a tornare i conti?

Cosa accadrebbe, quindi? Se le regionali di settembre, come indicano i sondaggi, vedranno cambiare questa geografia, con il centrodestra destinato a prevalere in Puglia e Marche, attualmente governate dal Pd, i numeri cambierebbero ancora a vantaggio del centrodestra, che passerebbe a 15 regioni governate contro 4. I delegati di centrodestra sarebbero quindi 34, quelli di centrosinistra 23. “Il piano – osserva infine Tararrlo – è ben congegnato: niente elezioni regionali, niente referendum sul taglio dei parlamentari, niente aumento dei delegati regionali di centrodestra”. Ed elezione del nuovo Capo dello Stato in cassaforte, ancora una volta, per questa maggioranza che non rispetta la realtà della maggioranza del Paese.

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